Quale arma contro Amazon?

"Amazon ha bisogno degli editori più di quanto gli editori abbiano bisogno di Amazon." (An American Editor)

Amazon insegna ai lettori che non hanno bisogno delle librerie e agli autori che non hanno bisogno degli editori. Lo avrete sentito dire (New York Times). Risale almeno alla scorsa primavera la notizia che Amazon avesse cominciato ad assumere editor e agenti letterari. In particolare, l'ingaggio del veterano dell'editoria americana Laurence J. Kirshbaum ha segnato una svolta. Larry ha infatti subito portato a casa Timothy Ferriss: Self-Promoter del 2008 secondo Wired, oltre 280.000 followers su Twitter, star del self-help - uno tra i generi più venduti in America - grazie a The 4-Hour Workweek, per 84 settimane nella classifica del New York Times. Dicesi platform. Jeff Belle, executive di Amazon, lo aveva preannunciato chiaramente:
Larry metterà insieme un team editoriale a New York, e andrà a caccia di nuovi marchi da aggregare sotto l'ombrello di Amazon Publishing, concentrandosi sull'acquisizione di libri di alta qualità che spazino dalla letteratura alla narrativa commerciale, dai temi legati al business fino alla non fiction in generale.
Con l'arrivo di Amazon in Italia, che avrà presto il suo Kindle Store italiano, e la recente accelerazione del suo programma editoriale, i passi di un tale gigante continuano a far tremare la terra. Da un lato Amazon è visto come il GGG che salva l'editoria da una distorsione creata dagli abusi della grande distribuzione tradizionale, proprio a scapito di quelli che finora erano gli anelli deboli della filiera (autori e lettori). D'altro lato è visto come un Big Brother che, ancora più totalitario di quello orwelliano, impone non solo tre bensì addirittura un'unica linea editoriale al mondo intero. Possiamo farci un'idea di quanto contrastanti siano le posizioni in merito dando un'occhiata alla dibattito sul tema Amazon farà fuori gli editori? Una cosa è certa: gli agenti odiano Amazon, e mettono in guardia gli autori che stanno stringendo un "patto con il diavolo" proprio dopo che il diavolo li ha convinti a liberarsi dei loro avvocati:
Oggi a criticare Amazon è persino uno come Andrew Wylie, l'agente più potente d'America, accusato di essere stato il primo a «scendere a patti con il diavolo» quando, l'anno scorso, aggirò gli editori per pubblicare su Amazon gli ebook di autori famosi quali Philip Roth, Norman Mailer e Saul Bellow. Proprio quell'accordo, secondo alcuni, avrebbe creato un precedente pericoloso, che ha spianato la strada all'attuale boom incontrollato di Amazon. (Corriere della Sera)
Gli editori odiano Amazon, e se la prendono con gli autori che “vanno a letto con il nemico”. La Penguin ha reciso il contratto con Kiana Davenport e ha ritirato il suo The Chinese Soldier Daughter dopo che l'autrice ha affidato ad Amazon una raccolta ebook di racconti brevi, Cannibal Nights: «Vogliono dare il buon esempio, se pubblichi con Amazon lo fai a tuo rischio e pericolo». Le librerie odiano Amazon. Alcune librerie indipendenti americane hanno già dichiarato che non hanno alcuna intenzione di cedere i loro ebook al retailer, che "nessuno di loro darà un dollaro a un'azienda che li sta tagliando fuori dal mercato." (New York Times) Addirittura non mancano gli autori che odiano Amazon, come Leora Tanenbaum, la quale sostiene che Amazon sarà un disastro per i lettori (anche se la vera domanda che un autore dovrebbe porsi è: «se la politica di Amazon di abbassare i prezzi continua, ce la faranno gli autori a guadganarsi da vivere?») L'odio, si sa, nasce dalla paura. Ma da tutto questo odio si può ricavare qualcosa di buono? Assolutamente sì. La lotta contro Amazon sta insegnando qualcosa. Tre dei maggiori editori americani (Simon & Schuster, Random House e The Hachette Book Group) hanno recentemente affermato che consentiranno ai loro autori di accedere ai dati sulle vendite che li riguardano direttamente online. L'assenza di una buona comunicazione tra autori ed editori, quindi la scarsità di informazioni in possesso di un autore sotto un contratto tradizionale, è infatti una delle cause che spingono gli autori ad affidarsi ad Amazon.
Abbiamo capito che possiamo dare loro la conoscenza che abbiamo noi. (Ms. Reidy, chief executive di Simon & Schuster)
Di certo questa mossa non è decisiva per far fronte al gigante, ma non è nemmeno l'unica possibile. Gli editori hanno a disposizione un'ultima arma, ma non devono avere paura di usarla. È più o meno questo che si legge su An American Editor:
È chiaro che il futuro è degli ebook. Le vendite di ebook sono in crescita, quelle dei tascabili sono in calo e quelle degli hardcover sono stabili. Secondo me gli editori dovrebbero iniziare a togliere ossigeno ai tascabili, ma forse per questo è troppo presto. Se c'è una cosa da fare per cui non è troppo presto, è porre fine alla guerra del formato degli ebook.
In questo caso, con "la guerra del formato degli ebook" si intende sia la questione del formato di base (l'estensione del file) sia il problema dell'applicazione del DRM. È innegabile che, tra i fattori di freno dello sviluppo degli ebook in Italia, la diversità di sistemi di protezione e la molteplicità dei dispositivi di lettura degli stessi hanno un'importanza preoccupante: disorientano il lettore e gli precludono determinate scelte di acquisto. Una via per battere il gigante sarebbe quella di uniformare a un unico formato e a un unico sistema di protezione tutti gli ebook disponibili in commercio, a cui tutti gli store (e tutti i dispositivi di lettura) dovrebbero adeguarsi.
A nessuno importa che tipo di DRM viene utilizzato se tutti ne usano uno solo, proprio come a nessuno importa il sistema di protezione dei DVD, perché ne esiste uno unico. (…) Amazon ha bisogno di contenuti per sopravvivere e ha dato inizio al processo di sviluppo di contenuti propri. Proprio perché questo processo è stato appena avviato, è adesso il momento di colpire.
Se esistesse un unico sistema di protezione dei diritti, non esisterebbero problemi di compatibilità quindi quel sistema non sarebbe una limitazione per nessuno. Se gli editori si presentassero uniti di fronte al gigante affamato di contenuti, avrebbero più forza per imporre le loro condizioni e un maggior controllo sui loro libri. Utopia?
Amazon ha bisogno degli editori più di quanto gli editori abbiano bisogno di Amazon. Certo, Amazon ha la più grande fetta di mercato, ma le cose possono cambiare. Gli editori devono solo dimostrare di avere spina dorsale.

Commenti

1 Commento per "Quale arma contro Amazon?"
  • @, 26/10/2011 20:01

    [...] l’articolo (qui per chi è interessato) e tra i commenti cito per tutti quello sul blog di Bookrepublic, che mi sembra sintetizzi bene le varie posizioni e, giustamente, non grida al lupo al lupo, ma [...]

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