scheda libro
La fuga narrativa
di Tom Stafford, edito da 40K
Qual è il nostro rapporto con le storie? Come ce le raccontano e come le viviamo? Come ce le raccontiamo noi stessi?E quanto conta «la “storia” che ci raccontano o ci raccontiamo» nel definire le scelte che facciamo e nel guidare le decisioni che prendiamo?«È necessario descrivere il mondo per dargli un senso. Queste descrizioni diventano quindi simboli potenti»In un saggio bello e appassionante, che spazia dalla letteratura agli esperimenti scientifici, Tom Stafford ci aiuta a comprendere il nostro rapporto con le narrazioni. Quelle degli altri e quelle che ci costruiamo da soli per descrivere la nostra vita.
Commenti degli utenti

Affascinante il breve saggio La fuga narrativa pubblicato da 40k. Il tema è quello della capacità di raccontare storie e di come queste vengano recepite dall’ascoltatore, tra realtà e finzione. Alcuni studi citati sarebbero da approfondire per i risultati che hanno avuto, come quello per cui il cervello umano prende per vere tutte le cose che ascolta e legge in prima battuta, per classificarle come non vere solo in un secondo momento. Ricevere informazioni quando siamo distratti riduce questo secondo processo di filtro, con le conseguenze che è facile immaginare. Breve, intenso, divertente e riflessivo. Un paio di euro ben spesi.
Luca conti • dicembre 3, 2010 , voto 4/5Si finisce in un attimo ma è un concentrato di concetti. Quello che l'autore definisce "Fuga Narrativa" io l'ho sempre chiamata, per ragioni didattiche, "metaconoscenza": capacità di riflettere sui propri processi mentali e trarre le opportune considerazioni, uscire da sè per guardare dentro di sè. In particolare nella lettura, perchè ciò avvenga, è necessario che l'autore ci permetta di entrare nella sua mente, di renderci partecipi dei suoi peculiari processi, tali da causare al lettore immagini proprie - descrizione-, di dare alla fine un giudizio euristico, ovvero: ciò che racconta ha senso? Ed è un po' quello che avviene al risveglio e si ripensa alle stranezze del sogno, apparentemente avulse dalla realtà oppure foriere di un qualche "simbolo" compatibile con il percepire collettivo. Sulla capacità di decondizionarsi rispetto al contesto ed alle imposizioni credo che i risultati dei test siano verosimili.
Emanuela Zibordi • gennaio 4, 2011 , voto 4/5Per scrivere il tuo commento:
effettua il login