Indignatevi!

  • Categoria libro:

    Saggistica, Attualità e politica

  • Anno:

    2011

  • Dimensione del file:

    571,0 KB

  • protetto con Social DRM
  • Lunghezza:

    64 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788896873298

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Quarta di copertina


"Indignatevi!" è un pamphlet liberatorio e corrosivo di Stéphane Hessel, diplomatico francese, ex partigiano, novantatreenne combattivo che ha conquistato con questo testo migliaia di lettori. Nelle sue pagine Hessel affronta i mali della nostra epoca e lancia un grido che ha saputo farsi ascoltare diventando un vero manifesto che supera gli schieramenti politici e le divisioni ideologiche. Dove sono i valori tramandati dalla Resistenza, dove la voglia di giustizia e di uguaglianza, dove la società del progresso per tutti? A ricordarci le cose che non vanno sono gli eventi di una quotidianità fatta di ingiustizie e di orrori come le guerre, le violenze, le stragi. Hessel parte da qui, per indicare a tutti quali sono i motivi per cui combattere e per cui tenere alta l'attenzione. L'indignazione è il primo passo per un vero risveglio delle coscienze, e il grido di Hessel ce lo ricorda con fermezza e convinzione. A completare il libro, l'appello degli ex partigiani francesi (di cui Hessel è uno dei firmatari), sottoscritto a Parigi nel marzo 2004 e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo di cui Hessel è stato uno degli estensori.

2 commenti a "Indignatevi!"

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  • Emanuela Zibordi, 01/06/2011 19:58

    Rispondi
    Un profondo rispetto per questi personaggi che hanno attraversato il secolo scorso e sono stati protagonisti dei rinnovamenti nazionali ed internazionali post bellici. L'incitamento del titolo però non è più sufficiente perchè nonostante l'indignazione abbia raggiunto livelli di saturazione, da sola non riesce a smuovere lo satus quo e gli interessi di potere.
  • Giovanni Prestandrea, 19/11/2011 11:30

    Rispondi
    Stéphane Hessel, nato nel 1917 (oggi ha novantaquattro anni), combattente della Resistenza francese e funzionario delle Nazioni Unite, ha partecipato alla formazione di due documenti fondamentali: il programma di governo elaborato dal Consiglio Nazionale della Resistenza, approvato il 15 marzo del 1944, e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. «In una vita così lunga ho avuto molte ragioni per indignarmi» (p. 12) e ancora oggi ragioni per indignarsi non mancano: le espulsioni degli immigrati, la distruzione dello stato sociale, i media nelle mani dei poteri forti, l’enorme potere del denaro, la subordinazione degli interessi generali agli interessi particolari, l’accaparramento dei beni comuni, il crescente divario tra i «molto poveri e molto ricchi» (p. 16), la stato penoso del pianeta, l’annullamento del diritto allo studio, la frustrazione «della creatività e dello spirito critico.» (p. 8). Non è un manifesto il suo, è, piuttosto, un grido di battaglia per l’uomo che «deve impegnarsi nel nome della propria responsabilità di essere umano.» (p. 12), « … è la liberta dell’uomo che, tappa dopo tappa, progredisce.» (p. 13), sebbene non sia possibile dire con certezza in cosa consista la libertà totale. «I progressi compiuti dalla libertà, la competizione, la corsa “al sempre di più” possono essere vissuti come un uragano devastatore.» (p. 13), a meno, probabilmente, di non puntare dritto alla complessità attraverso un continuo movimento evolutivo. I segni, dal 1948, non mancano: la decolonizzazione, la fine dell’apartheid, la caduta del muro di Berlino, ma anche la nascita dell’Unione Europea, l’emergere di nuove economie – che, seppure mosse dal pensiero capitalistico, sono portatrici di alcuni valori alternativi –, l’abbattimento delle frontiere – particolarmente quelle cognitive attraverso l’internet –, la Primavera Araba. Inoltre, la sconfitta americana, della politica dell’Amministrazione di George W. Bush, in Iraq e in Afghanistan, e l’intervento alle Nazioni Unite di Mahmud Abbas (Abu Mazen) per il riconoscimento dello Stato della Palestina, indicano al mondo quale sia la strada da percorrere: «Sono persuaso che il futuro appartiene alla non-violenza, alla conciliazione delle diverse culture.» (p. 24). I movimenti degli «indignati» che si stanno formando dagli Stati Uniti a Israele, passando per l’Europa, sembrano essere i nuovi soggetti politici capaci di percorrere questa via della non–violenza per rilanciare la giustizia e la pace come già tentarono di fare – sebbene tra molte contraddizioni ¬ i vincitori del secondo conflitto mondiale; ma anche il premio Nobel per la Pace dato a Barack Obama nel 2009 – con molto anticipo e motivato «per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli» – può essere considerato un segnale premonitore di una nuova era.