È quasi un rito estivo: il viaggio di Paolo Rumiz, scrittore e reporter, su Repubblica. Quest'anno ha deciso di avventurarsi ne Le case degli spiriti: città morte, fabbriche dismesse, ferrovie e miniere abbandonate, relitti di terra o di mare. Una mappa dei luoghi perduti, ma prima ancora Rumiz si era spinto in Turchia, un viaggio che era un pretesto per raccontare le gesta di Annibale e ha attraversato l'Italia in treno, in seconda classe.
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Bookpack: I viaggi di Paolo Rumiz
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Annibale
Quanto pesano le ceneri di Annibale? Si chiedevano i romani al termine della seconda guerra punica. Niente, era la risposta. Eppure lo spauracchio si trasformò in eroe, l’eroe in mito e il mito in leggenda. Ed è questa leggenda che invade il Mediterraneo fino a lambire le porte dell’Asia. Quella che ci viene incontro è la storia di un uomo, temuto e rispettato, e dei luoghi che lo hanno reso celebre. Paolo Rumiz si imbarca in un viaggio che parte dalla Sardegna – “l’isola che profuma di Oriente” –, passa per il Rodano, il Trebbia, la leggenda delle Alpi e degli elefanti, l’inferno di Canne, e arriva fino in Turchia, sulla tomba del condottiero. Annibale non è solo un viaggio nella memoria, è anche attualità – le contaminazioni culturali Occidente-Oriente, la scellerata gestione urbanistica nelle grandi città, l’inutilità della guerra, la globalizzazione, Nord Italia e Sud Italia. Paolo Rumiz dà voce al passato attraverso la forza del mito e proietta nuova luce sui fatti dei nostri tempi. .
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L'Italia in seconda classe
“Per una volta, ladies and gentlemen, non allacciatevi le cinture. Don’t fasten your seat belts. Si parte in treno, la Cenerentola dei trasporti. Si fa l’Italia in seconda classe, per linee dimenticate. Buttate dunque a mare duty free, gate, flight, hostess e check-in. Lasciate le salette business a parlamentari e commendatur. Questo è un viaggio hard, fatto di scambi, pulegge, turbocompressori e carbone. E noi lo faremo, anche a costo di farci sbattere da una squinternata vagona baldracca, un glorioso rudere che cigola e scoreggia sulla rete di ferro, in attesa di rottamazione. “In tasca, un’idea corsara. Percorrere 7480 chilometri, come la Transiberiana dagli Urali a Vladivostok. Una distanza leggendaria, un gomitolo lungo come l’Asia da srotolare dentro la Penisola. Non sappiamo ancora dove andremo e in quanto tempo consumeremo questo buono chilometrico che nessun biglietto può contenere. Sappiamo solo che il nostro è un conto alla rovescia che ci obbligherà a scendere al chilometro zero. Il treno, non l’aereo, ha fatto l’Italia. Un piccolo treno come questo che arranca tra praterie e fichi d’India. Siamo in ballo. Il viaggio comincia.” .
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