Competenze per lo scrittore moderno

Dall'originale The Business Rusch: Modern Writer Survival Skills (Changing Times Part Eighteen), 16 Febbraio 2010, di Kristine Kathryn Rusch.
Traduzione di Letizia Sechi.
Stavo per intitolare questa puntata "Scrittori principianti Parte Terza", ma ho pensato che quel titolo sarebbe stato troppo esclusivo. Perché tutti gli scrittori avranno bisogno dell'insieme di competenze che vado a descrivere di seguito per percorrere i cambiamenti nell'editoria.

La mia sfera di cristallo si rifiuta di dirmi se sia meglio o no per gli scrittori principianti continuare a bussare alle porte della Grande Editoria o andare per conto proprio. Come molti commentatori hanno osservato nelle scorse settimane, non si tratta di una scelta esclusiva, per nessun genere di scrittore. In questo momento sto percorrendo entrambi i sentieri: lavoro a delle novità per grandi e piccoli editori con cui collaboro. Sto anche ristampando tutto il mio catalogo, il che aiuta i nuovi titoli, e viceversa.

Sospetto che sia questo il modo in cui funziona. Ma eventi come il fallimento di Borders di questa settimana mi rendono nervosa. Borders ha presentato richiesta di amministrazione controllata attraverso un piano di riorganizzazione. In altre parole, Borders spera di sopravvivere al cambiamento. Ma se guardate a Borders più nello specifico, realizzerete quanta "speranza" ci sia in questo. Leggete questo articolo prima di commentare qui sotto sui problemi di Borders, perché The Wall Street Journal ha fatto un buon lavoro sabato (prima che la notizia fosse ufficiale) nel delineare tutti i problemi che Borders ha avuto, e la maggior parte di questi non hanno niente a che fare con gli e-readers e tutto invece con una gravissima cattiva amministrazione per più di dieci anni.

Molti editori hanno continuato a spedire titoli a Borders durante tutto il periodo dei problemi finanziari e stanno adesso reclamando centinaia di migliaia di dollari che Borders non è in grado di pagare e potrebbe non esserlo mai. Senza nemmeno pensare a che cosa accadrà ai distributori, verso cui Borders ha debiti ancora più alti.

L'implosione di Borders avrà un effetto a catena nei confronti della Grande Editoria: qualunque azienda che stesse lavorando su margini stretti avrà bisogno o di un'iniezione di contante o dell'aiuto delle sue aziende satelliti (che potrebbero tagliare le perdite) oppure non riuscirà a mantenere gli affari. Vedrete gli effetti nei prossimi sei mesi, indipendentemente da ciò che succederà a Borders.

Gli editori con cui ho parlato e che fanno parte della Grande Editoria dicono che stanno lottando per sostituire le entrate provenienti dalle librerie fisiche con quelle provenienti dagli ebook. Non è un rapporto paritario, ma la crescita degli ebook a fronte del declino delle librerie fisiche aiuterà moltissimo a sopravvivere quelle aziende satelliti di cui parlavo poco sopra.

Perché mi preoccupo dello spostamento da un modello all'altro dal momento in cui dico che la Grande Editoria sopravviverà a questi cambiamenti? Perché quando dico questo, sto parlando della Grande Editoria come di una singola entità. In realtà non lo è affatto. È composta di molte case editrici,  con modelli di business molto diversi. Nell'affrontare il cambiamento, alcuni gruppi editoriali che sono parte della Grande Editoria perderanno. Altri avranno dei vantaggi. È così che funziona, che ha sempre funzionato e che funzionerà.

Se non capite questo o se siete uno di quei profeti di sventura che ancora pensano che la Grande Editoria collasserà, allora per piacere tornate a leggere i miei precedenti post a riguardo, tanto per avere un ordine di grandezza per quanto sto dicendo. Ho già usato l'analogia con la TV, prima d'ora: ho detto che i network non avrebbero chiuso per via dell'ascesa della TV via cavo, nonostante il loro audience si sia notevolmente ridotto.

Ma in un commento, la scorsa settimana, credo di aver usato un'analogia migliore. L'industria del cinema e della televisione non sono implose per l'avvento di YouTube. Adesso quelle stesse industrie usano YouTube a loro vantaggio. Provate a pensarla in questi termini.

Quindi, se non credo che la Grande Editoria (l'entità) collasserà, allora perché mi preoccupo delle ripercussioni finanziarie causate da Borders e dall'inevitabile perdita di alcuni distributori? Perché i libri di alcuni scrittori saranno schiacciati dalle bancarotte degli editori, e questo, amici miei, sarà orribile. (E no, quelle clausole sulla bancarotta nei vostri contratti probabilmente non vi proteggeranno anche se i giudici decidessero di onorarle, cosa che probabilmente non faranno.) Prevedere quali editori declineranno è pressoché impossibile, ma se siete preoccupati dal rimanere intrappolati in questo meccanismo, allora rivolgetevi solo alle aziende davvero grandi, quelle che hanno alle spalle una struttura internazionale. Quella struttura chiuderà o venderà le parti che non portano più soldi, anzi che dichiarare bancarotta. Saranno le aziende di medie dimensioni che potrebbero avere dei problemi nella Grande Editoria.

Oppure no.

Dipende tutto da quanto velocemente le case editrici saranno in grado di muoversi nel mondo digitale e - ancora più importante - quanto sono e sono state distribuite bene le loro risorse economiche interne. E questa è roba che voi, scrittori, non sarete in grado di capire finché non saranno fatti degli annunci. (Per altri problemi che verranno fuori durante la bancarotta di Borders, vedete sul blog di C.E. Petit.)

Certo, questi stessi argomenti potrebbero essere utilizzati per le start-up che lavorano nell'editoria digitale, anche se i siti di accesso per arrivare a Kindle o Pubit vi permettono di non fare tutto il lavoro. Quei siti sono persino più incerti perché nuovi, e spesso proprietà di una sola persona o poche, che potrebbero essere in grado come non esserlo di dirigere gli affari.

Quindi... credo che ciò che voglio dire a questo punto sia: l'Incertezza comanda, in questo momento. E l'incertezza favorisce un certo tipo di figura, quella che è in grado di fare la lista di cose che sto per elencare.

Di cosa ha bisogno uno scrittore per sopravvivere ai cambiamenti nell'editoria


1. Flessibilità. Gli scrittori che hanno bisogno che le cose stiano semplicemente come stanno, che devono seguire alla lettera ogni singola regola, non riusciranno a farsi largo in questo ambiente. Il mondo dell'editoria si sta spostando, in molti casi ogni giorno, e bisogna essere persone flessibili per sopravvivere.

Queste persone devono essere in grado di cavalcare il cambiamento. Ma per farlo bene, avranno bisogno di esserne consapevoli, e dovranno essere in grado di muoversi quando si presenteranno le giuste opportunità. Non tutte le mosse saranno di successo, ma gli scrittori che provano e sbagliano avranno più fortuna di quelli che si attaccano alle cose come stanno e non sperimentano affatto.

2. Pensare al futuro. Gli scrittori che sopravviveranno avranno bisogno di guardare avanti. Dovranno valutare costantemente nuove tecnologie, nuove opportunità e nuove sfide. Questo ci riporta alla flessibilità perché, dal momento in cui le cose stanno cambiando, lo scrittore deve desiderare di sperimentare cose nuove. Ma lo scrittore non può fare completamente il salto in qualcosa di nuovo senza prima testarlo. Avrà bisogno di essere capace di stimare il rischio di ogni nuova cosa senza compromettere la sua intera sussistenza. Qualche volta significherà lavorare nel vecchio sistema mentre si cerca di passare al nuovo. Qualche volta significherà provare una serie di diversi fornitori di tecnlogia per lo stesso tipo di prodotto. E qualche volta vorrà dire che lo scrittore dovrà aspettare fino a che il mercato non si sposti ancora un po' prima di fare la sua mossa.

Se non siete capaci di intuire il futuro dal presente allora cercate persone che lo siano. Leggete i loro blog, ascoltate i loro consigli e poi fate ciò che è meglio per voi. Solo perché va bene per me o per Dean Wesley Smith o J.A. Konrath o Scott Turow non significa che vada bene per voi.

3. Buon senso negli affari. Gli scrittori che non capiscono gli affari prenderanno delle fregature nel nuovo ambiente dell'editoria. Durante tutti i periodi di grandi cambiamenti in un'industria, le persone che capiscono come funzionano gli affari se la cavano molto meglio di quelli che ci lavorano soltanto. È persino meglio se lo scrittore capisce i modelli seguiti dalle start-up, cosa accade nelle bolle, come funzionano i cicli di espansione e frenata del mercato. Più conosce la storia di quel settore, meglio ne verrà fuori, dando per inteso che quella storia non lo renda né troppo conservatore né troppo incline all'azzardo.

Se capite i modelli del business, allora potrete capire i cambiamenti che si muovono intorno a voi. E non imparate un modello. L'editoria può imitare la televisione in un senso e l'industria della tecnologia in un altro. Quindi imparate i cambiamenti nelle altre industrie, a partire dai loro esordi. (In altre parole, non guardate solamente all'industria musicale degli ultimi dieci anni, ma alla sua intera storia; vedrete dove la tecnologia ha impattato e dove no. Perché i cambiamenti nella tecnologia che hanno alterato l'industria musicale sono avvenuti fin dall'inizio del XX secolo.) Leggete, imparate, pensate. Imparate a pensare come un uomo d'affari, non come "sono un artista, per favore prenditi cura di me".

4. Spirito imprenditoriale. Lo scrittore che sopravviverà avrà bisogno di più che il buon senso negli affari. Dovrà riconoscersi come imprenditore. Per quelli di voi che non sono completamente sicuri di cosa io intenda con questo, un imprenditore è una persona che fonda e finanza un'azienda per profitto. Questi sono i due punti chiave nella definizione. Un imprenditore fonda un'azienda commerciale per profitto.

I giorni in cui un artista senza alcun buon senso negli affari poteva vivere da scrittore sono finiti. E, in tutta onestà, per fortuna. Quegli scrittori buoni a nulla che non hanno rispettato le loro scadenze per anni perché il libro non era perfetto o che urlavano dietro i loro editor (i loro sostenitori in casa editrice) o assumevano agenti truffatori hanno reso l'intero affare molto più difficile per il resto di noi. Mi ha sempre indignata il fatto di essere inclusa nella stessa categoria da ogni nuovo editor / editore con cui ho lavorato perché la maggior parte delle loro esperienze con gli scrittori erano state orribili a livello di business. Io sono una professionista, diversamente da tutti questi "artisti" che hanno avuto fortuna nella loro carriera perché i tempi gliel'hanno permesso. Io mi comporto professionalmente in un'industria in cui la maggior parte dei miei colleghi non lo fa.

Ora tutto questo è cambiato e continuerà a farlo. Quelli che vivranno del loro scrivere, conservando una carriera, e forse diventeranno ricchi saranno quelli che conoscono il business. Quegli "artisti" che scrivono un libro ogni cinque anni avranno bisogno di una altro lavoro per il resto delle loro vite, sempre che il libro venga mai pubblicato. E anche se quel libro divetasse un bestseller, gli "artisti" non capirebbero in che modo funzionano i contratti e gli aspetti economici. Non faranno soldi dai loro bestseller ma gli agenti, i manager, e le aziende che si occupano degli aspetti digitali come le start-up menzionate la settimana scorsa diventeranno ricche sul lavoro che gli "artisti" producono. Perché gli agenti, i manager e quelle aziende diventeranno ricche? Perché conoscono il business e hanno una leva finanziara per trasformare centinaia di libri in milioni di dollari. Queste persone non si preoccuperanno degli "artisti" eccetto che per sfruttarli. E se gli "artisti" rifiuteranno di imparare il business, saranno quelli che subiranno lo sfruttamento.

Quindi lo scrittore con spirito imprenditoriale capirà, anche con l'intuito, che lui stesso è a capo della sua carriera. Ogni cosa che scrive promuove il suo marchio. Se scrive sotto pseudonimo, quello pseudonimo è il marchio, il brand. Se scrive sotto una dozzina di pseudonimi, ognuno di essi è un marchio. Quei marchi sono tutti parte dell'azienda personale dello scrittore, che ne è a capo.

(Non sto dicendo che gli scrittori adesso devono andare in giro a fare pubblicità ai loro libri. O autografarne un milione o partecipare a un milione di conferenze per "promuovere" il proprio lavoro. Questo non è ciò che fanno gli scrittori. Loro promuovono il proprio lavoro al meglio scrivendo e pubblicandone di nuovi. Spiegherò questo nei dettagli in un post successivo.)

Gli scrittori sono sempre stati responsabili delle loro carriere. Quando uno scrittore firma un accordo con un editore, quell'accordo è tra lo scrittore e l'editore. L'agente che negozia l'accordo non lo firma, né lo fa l'editor che rappresenta l'editore. Se l'agente negozia un accordo non buono e lo scrittore firma il contratto, è colpa dell'autore, non dell'agente. Se l'editor ha promesso qualcosa, ma lo scrittore non riesce a far sì che la promessa si trasformi in clausola e questa non viene mai onorata, allora non è colpa dell'editore. L'editore può non essere affatto a conoscenza di quella promessa. La colpa è stata dello scrittore, che non è riuscito a farsi scrivere quella promessa nel contratto che lo lega all'editore.

Ma in passato (e nei nuovi sistemi con agenti, manager e quei marginali gestori del business) era sempre facile per lo scrittore accusare l'agente o la casa editrice per errori suoi. Una ragione per cui era così facile è perché lo scrittore poteva commettere quegli errori e nonostante questo sopravvivere.

Con i cambiamenti nell'editoria, i contratti di cui abbiamo parlato nei commenti della scorsa settimana e nel post, l'ignoranza degli agenti più giovani, l'avidità di queste nuove compagnie ibride stanno venendo fuori, gli scrittori ignoranti saranno una macchina da soldi per gli altri. Non saranno più capaci di sopravvivere in questo business.

Il che lascia fuori il resto di noi, quelli che sono - sia che ci consideriamo così o no - imprenditori. Noi sappiamo che i nostri libri sono i nostri prodotti, e sappiamo che sono ciò che incanala i soldi nel nostro business. Se i libri vanno male per qualunque motivo, quel fallimento ci ricade sulle spalle. Se i libri hanno successo, allora sarà grazie al nostro lavoro. È davvero così semplice, e così scoraggiante.

Troppi scrittori guardano agli editori come se fossero i loro mecenati anzi che i loro partner in affari. Gli scrittori che sopravviveranno in questo nuovo mondo capiranno che stanno lavorando in un sistema commerciale, costruito per creare profitti, e si comporteranno di conseguenza.

Ora, prima che quelli tra voi che pensano che "commerciale" equivalga a "merda" mi saltino addosso di nuovo questa settimana, lasciatemi dire chiaramente e per la cronaca che non sto dicendo agli scrittori di scrivere merda. L'arte si prende cura di se stessa. Gli scrittori che leggiamo tutt'oggi erano i bestseller dei loro tempi (con uno o due bestseller che sono diventati tali poco dopo la loro morte). Non sto dicendo che gli scrittori dovrebbero imitare Twilight o cercare di essere qualcosa di diverso da ciò che sono adesso artisticamente. Non sto dicendo di essere pappagalli o di cercare di seguire le mode.

Sto dicendo che gli scrittori hanno bisogno di riconoscere quando scrivono un libro che avrà un appeal per un gran numero di lettori e quando invece ne hanno uno che lo avrà per pochi. Va bene scrivere entrambi i tipi di libro. Ma aspettarsi che un romanzo scritto in pentametri giambici su un uomo che passa un pomeriggio a guardare le farfalle venda milioni di copie è prepararsi a essere delusi, non importa quanto adorabile sia la prosa, quanto perfetto il pentametro o quanto profonde e meravigliose le descrizioni delle farfalle.

Che vi piaccia o no, scrittori, vivete e lavorate in un sistema capitalista, e il votro prodotto, la vostra arte, i vostri romanzi, devono piacere a un buon numero di lettori per poterne trarre profitto.

Il nuovo sistema farà calare le dimensioni del pubblico di cui uno scrittore ha bisogno per sopravvivere. Come un gran numero di commentatori ha detto la scorsa settimana, i profitti che un autore fa quando lavora da solo sono grandi abbastanza che non ha bisogno di vendere 50.000 copie dei suoi romanzi per sopravvivere, ne bastano 5.000 e vive dei suoi guadagni.

E questa, per lo scrittore con buon senso negli affari e spirito imprenditoriale, è una buona cosa. Ironicamente, quelli che beneficerebbero di più di questo - gli artisti che vogliono scrivere adorabili e complessi romanzi senza un gran potenziale di vendita - non ci proveranno nemmeno. Saranno divorati dal sistema, lasciando tutta l'innovazione nella prosa, nello stile e nella narrazione allo scrittore/imprenditore.

Il che non è una sorpresa, in realtà, perché gli imprenditori sono a capo dell'innovazione in questo paese fin dall'inizio della Repubblica, più di 200 anni fa.

Quindi... dal momento che parliamo di mestiere, andiamo oltre e guardiamo a quegli elementi del mestiere che permetteranno allo scrittore di sopravvivere in questo nuovo ambiente.

5. Scrivere veloce. Sì. Tutto quel mito della scrittura lenta che Dean affronta in modo così efficace in quel post New World of Publishing. Il mito è stato creato per chi scrive lentamente, così da poter funzionare nell'ambiente editoriale degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. In altre parole, la Grande Editoria non sapeva come pubblicare uno scrittore che produceva più di un libro all'anno. Il sistema (a quei tempi) non riusciva a far fronte al costo di metter fuori più di un libro dello stesso scrittore nello stesso anno. Le librerie erano più piccole e avevano uno spazio a scaffale più limitato. (Era prima delle grandi catene.) Quindi anche se un autore scriveva velocemente, non sarebbe riuscito a portare il suo lavoro in libreria perché il libraio avrebbe detto "abbiamo già il suo ultimo libro".

La soluzione? Far rallentare gli scrittori. E loro hanno abboccato completamente a questo mito, e continuano a ripeterlo (alcuni di loro sul mio blog, la scorsa settimana. Umpf!) Ma l'arte adesso non funziona così. L'arte migliora con la pratica. Che non significa suonare la stessa musica per un anno: significa imparare quella partitura e un'altra e un'altra ancora per il concerto di questa settimana, e poi altra musica per la prossima e ancora per quella successiva. Scrivere è un'abilità fisica, come l'atletica. Immagina un giocatore di basket che ha perfezionato il suo tiro ma non ha nemmeno mai provato a dribblare l'avversario. Avrebbe fortuna nell'NBA? Non credo. Ma è esattamente a questo che la Grande Editoria ha ridotto gli scrittori - per un periodo di 30 anni - e poi quella pratica derivata dal business è stata trasformata in un mito da scrittori-wannabe che insegnavano in corsi di scrittura creativa. E ancora continuano.

Considerate che ho detto che tutto questo è cambiato a partire dagli anni Novanta. A quel tempo, le librerie megastore hanno fatto la loro comparsa con tutto il loro enorme spazio a scaffale: Il servizio in abbonamento di Harlequin ha insegnato agli scrittori di romance a scrivere quattro o cinque libri di genere all'anno, e per il 1990 o 1991 era ormai diventato accettabile per uno scrittore pubblicare 4 o 5 libri all'anno sotto lo stesso nome.

Andate a leggere il post di Dean: parla di quanto le abilità di uno scrittore aumentino velocemente scrivendo. Capirete che tranne che per quei trent'anni, i nostri migliori scrittori (quelli che continuiamo a leggere, come Shakespeare e Dickens) scrivevano veloci.

Quindi ecco il mestiere. Perché scrivere veloci funziona a livello di business? Pensate dal punto di vista del lettore. Ha appena finito di leggere Il miglior romanzo d'America di Gran Scrittore. Ora vuole leggere il prossimo libro di Gran Scrittore. Quindi va in libreria o su Amazon.com o accende il suo ereader e prova a cercare un altro suo libro.

E non c'è.

Gran Scrittore ha passato tutto l'anno a promuovere Il miglior romanzo d'America. Poi ha passato due anni a scrivere Un altro miglior romanzo d'America. Il secondo libro viene pubblicato tre anni dopo il primo. A quel punto, il lettore ha iniziato a leggere un altro scrittore, che ha una backlist. Si è anche dimenticato dell'esistenza di Gran Scrittore.

Nora Roberts ha dimostrato più e più volte che i lettori leggerebbero centinaia di libri dello stesso autore dal momento che gli piace il lavoro di quell'autore nel complesso. James Patterson dimostra la stessa cosa. I lettori seguono questi autori di pseudonimo in pseudonimo, di genere in genere.

Questo succede su scala più piccola con altri scrittori, me inclusa. I lettori vogliono leggere più libri dei loro autori preferiti, non meno. E loro stessi promuoveranno il vostro lavoro per voi, semplicemente ordinando il vostro prossimo libro. L'algoritmo dell'editoria online vi avvisa che "i lettori che hanno comprato questo libro" hanno comprato anche questo, quello e quell'altro. Se lo scrittore ha solo un libro, questo-quello-e-quell'altro sono di altri scrittori.

Se lo scrittore ha scritto più libri, è possibile che i libri consigliati siano dello stesso autore... portando i lettori ai suoi lavori perché quell'autore ha molti titoli pubblicati.

Ok... Ho superato il mio limite autoimposto di parole per questo blog (cerco di non superare le 3000 e l'ho fatto un bel po' sopra). Non andrò oltre con le competenze necessarie per lo scrittore moderno questa settimana. Ci tornerò la prossima, anche se dovrò cominciare parlando di altri cambiamenti in questa industria che si muove tanto velocemente.

Commenti

8 commenti per "Competenze per lo scrittore moderno"
  • @, 08/09/2012 06:01

    Non ci crederete. Mi sono chiuso in casa per quindici giorni, per scrivere e finire un romanzo iniziato circa sei mesi prima. Avevo scritto solo cinque capitoli poi, la voglia matta di finirlo. Sono arrivato al capitolo 22, mettevo fine al romanzo, che tratta della vita di tre donne e un uomo. MORALE: il romanzo finiva che una suora a Genova Quinto, andava verso il mare per suicidarsi...(il resto lo saprete se riesco a pubblicarlo) ma improvvisamente, mentre mettevo la parola fine, il telegiornale, del giorno 3 settembre dava la notizia, che una suora si era suicidata nel mare di Quinto a Genova. Non so che cosa né pensate Voi... ma neppure io...........
  • @, 15/08/2012 18:12

    L'URLO DEL DESERTO Il grido di una giornalista innamorata che dall'Italia si trasferisce in Africa. Il suono delle luci del deserto, il grido della Falesia nel cuore della tribù dei Dogon che vive nei colori della terra ad Est di Mopti. Una giornalista che per amore scrive i passaggio della sua vita nel deserto africano. Si spinge sulle sponde del Tiger, che con un amore crudele, la porta sulle vette del mondo e gridare sulla falesia le righe della sua vita. Questo è il mio ultimo romanzo dal titolo L'URLO DEL DESERTO.
  • @, 16/09/2011 08:47

    Troppi scrittori che possono avere un calcio nel.... sono messi in vetrina. Troppi personaggi che hanno una facciata televisiva si mettono ascrivere, forse non sanno neppure che cosa scrivono, perché probabilmente, altri scrivono per loro, ma è il nome che conta. Ha ragione Kristine Kathryn Rusch, quando dice che bisogna scrivere motlo, perché il lettore, quando gli piace un romanzo, vuole seguire lo scrittore x. Bene io sono uno di quelli che ha scritto dieci romanzi in soli quattro anni ma però.... quel calcio nel.... non lo mai avuto, pur avendo pubblicato alcuni romanzi che hanno riscosso un notevole apprezzamento critico... forse non sono riuscito ad avere un Editore che abbia una modesta distribuzione, cosa dolente per uno scrittore, che viene conosciuto solamente nel giro della sua vita di conoscenze personali...Bene! Mi dispiace, ma continuerò a scivere a dispetto degli editori che aspettano gli scrittori con il calcio nel...... Bruno Pistidda
  • @, 07/05/2011 17:58

    Nel vestibolo scuro della memoria, la vita di ogni uomo è un romanzo; basta saperla descrivere, affondando il cltello nelle proprie carni, soffrendo e mando poi, tutto il resto è terra. Lo scrittore osa addentrarsi nell'intimo di chiunque, introduccendosi nei meandri della conoscenza altrui. Lo scrittore non aspetta l'avventura, ma la cerca, la stana da chi gli passa accanto, crea il dolore e la gioia di chi gli passa accanto. Lo scrittore, molte volte, vive all'ombra della società, che si fregia di mettere le, catene ai piedi delle verità. Lo scrittore raccoglie i vagiti che vagano con il vento, corre tra la solenne alba che uccide la notte. Lo scrittore si nutre della felicità e del dolore di chiunque, si assogetta, si mimetizza ad ogni palpito dell'umanità, che naufraga nel mare dell'inquietudine. Lo scrittore promette a se stesso di cambiare il mondo con la forza della sua penna e, mentre egli scrive, milioni di persone soffrono e muoiono nell'indiffrenza dei più. Lo scrittore colora il passato, cercando l'avvenire. Ascolta il silenzio dell'anima, nell'ammirare un quadro, un fiore, una stella, e tutto, ci parla di qualcuno. Lo scrittore sente il cammino di quelli che, hanno già passato la soglie della vita, passeggiando nel macrocosmo. Lo scrittore dialoga con un mondo che non c'é, passeggiando con i suoi pensieri nell'oscurità e, nella lucentezza della memoria. Scrivere significa sentirsi padroni dei destini, camminare con il grido dell'anima, ai drammi di mille vite, che a volte non esistono, ma hanno la forza di morire. Lo scrittore si scalda mentre nel camino arde la neve, e fuori chiaccia il fuoco Quale materia migliore puo avere l'uomo nel cervello se non la scrittura? Tutto vive nell'anima della scrittore: il bene, la musica, la pittura, la scultura, la beffa, le risa, e mille altre, tutte vivono nell'intimo dello scrittore, perché con loro crea i suoi personaggi, vivi, vitali, impazienti di crescere. Lo scrittore fa correre la penna senza rumore, nasce e muore nelle pagine, annusa, come i cani da tartufo gli angoli della plvere, cercando la vita.. La scrittura è una moilecola che viaggia nel tempo, nei lamentio del'infelicità. Scrivere vuol dire fare suonare un violino senza toccare le sue corde, scrivere per non sentirsi soli in mezzo alla gente, scrivere in un mondo popolato come un alveare, e lasciare correre le menzogne che attraversano il pianeta. Scrivere vuol dire fare un patto con il diavolo, e uno con gli angeli, confrontandoli nei desideri della vita e dell'amore. Scrivere per ghi ha gli abiti a brandelli, per chi ha le corone in testa. Scrivere quando si dorme, ascoltando il respiro della donna amata, anche se lontana. Scrivere vuol dire distruggere i tentativi di barbari, che vogliono annientare i tuoi pensieri. Scrivere vuol dire mettersi in ginocchio e pregare, vuol dire contare i granelli nella spiaggia uno per uno. Scrivere vuol dire prendere in braccio un gattino, guardarlo negli occhi e, cercare di capire se egli pensa, e come. Lo srittore diventa tiranno di se stesso, pugnalando e amando il suo io. Scrivere vuol dire correre dietro la musica, infiltrarsi tra le nuvole, mentre il sangue corre più velocemente, mentre la penna regala alla musica il suo tempo, regasladole i brividi dell'amore, come quando la tua donna ti bacia sulle labbra. Scrivere è gettare la musica nel cielo, come piccoli coriandoli che si gonfiano dalla felicità. Scivere è come parlare con un soffio di respiro, come quando la madre partorisce un bimbo ancora senza luce. I lupi vagano nella notte, come le streghe, diventano puttane al piacere del corpo, mentre il poeta brucia le liriche che vagano da bocca a bocca. Scorre tra l'erba fangosa il grano dell'estate in cui ti conobbi pieno di odori bruciati al sole mentre cammino su chiodi che frenano il passo ed il ghiaccio chiude il respiro soffocato nel silenzio mentre ti allontani. Bruno Pistidda
  • @, 05/05/2011 10:08

    Ciao Scrid, certo che puoi, anzi, ci fa molto piacere. Grazie mille!
  • @, 04/05/2011 17:57

    [...] Qui l’articolo integrale. [...]
  • @, 04/05/2011 11:07

    Sarebbe possibile ripubblicare parte di questo articolo per il mio sito Storiaconinua.com? Citando fonte e traduttore, ovvimente. Grazie
  • @, 03/05/2011 08:02

    [...] di chi concentra l’attenzione sulla fatica di essere autori indipendenti e chi ne individua le caratteristiche fondamentali per sopravvivere nel mare magnum dell’editoria [...]

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