Paese

È la stampa, bellezza! Quando la stampa - cartacea e non - scrive di libri

Quest'anno il Paese ospite della Buchmesse di Francoforte è l'Islanda.
Su TuttoLibri dello scorso sabato, l'autore islandese, Jón Kalman Stefánsson ci racconta la "sua" isola: dalle saghe che Borges amava al rapporto con l’Europa.


Siamo aperti agli stimoli, curiosi, ma allo stesso tempo abbiamo sempre attribuito molta importanza alla lingua, all’islandese. Senza, non saremmo una nazione. Per questo, almeno credo, abbiamo avuto scrittori così importanti, per via di questa combinazione: l’attenzione riservata alla lingua e la curiosità per la letteratura mondiale.

Amante di Pippi Calzelunghe (che vedrebbe bene in una delle tante saghe islandesi così "dannatamente impregnate di testosterone") l'ex poeta Stefánsson sarà in giro nei padiglioni della Fiera per parlare del suo ultimo romanzo: Paradiso e Inferno, un caso di "sublime contemporaneo", un romanzo epico e memorabile, come ha scritto Emanuele Trevi su Alias:

..scritto "all'antica" questo romanzo è un caso sublime contemporaneo in due tempi: nel primo (la tragedia) domina la furia di cielo e mare, poi al villaggio, tra gli interni della locanda, si consuma il rito di passaggio di una rivelazione.

"Una storia della nostra nazione": così Sandra Bardotti su Wuz definisce La mia anima è ovunque tu sia, il primo romanzo di Aldo Cazzullo, una storia che ci ritrae nelle nostre contraddizioni, nell'impeto dei grandi amori, nella passione, nella desolazione della guerra.

Non è solo una storia partigiana che dalla guerra arriva ai nostri giorni, ma è anche un romanzo conciso ed efficace che individua le caratteristiche della nostra italianità, le ragioni profonde delle contraddizioni del nostro Paese e le radici che, 150 anni dopo, nonostante tutto, ci tengono ancora uniti.

Non c'è da stupirsi invece che anche nella "prima volta" di un altro saggista Enrico Deaglio, si respiri a pieni polmoni la storia del nostro Paese. Nelle innumerevoli storie della vita Zita, la protagonista che da il nome al primo romanzo di Deaglio, sono inserite dentro un contesto che ripercorre i cinquanta anni che separano il primo centenario dell'Unità d'Italia (nel 1961), pieno di speranze, alle celebrazione odierne.

Come scrive Miguel Gotor su La Repubblica:

Zita è la donna misteriosa che ciascuno di noi - proprio come Carlo - avrebbe voluto amare senza sapere dove, come e quando. Per questa sua perenne inattualità diventa la pungente metafora degli anni Settanta e questo libro il romanzo di una generazione che prova a fare i conti con quel decennio tormentato, perché la penna batte dove il dente duole.

Un interessante pamphlet sulle mutazioni dell'editoria italiana attuale, sul futuro del libro e sulle potenzialità del digitale è I ferri dell'editore, scritto dal fondatore e guida delle edizioni e/o, Sandro Ferri.
Su IlSole24Ore un estratto del libro (che è uscito in anteprima digitale): L'ebook non soppianterà gli editori.
#FerriEditore è l'hashtag per intervenire nella discussione, per commentare il libro e per parlare del futuro dell'editoria.

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