Il selfpublishing conviene?

E soprattutto: a chi?

Autori. Certamente ai non pubblicati, è cosa ovvia. Mai, o quasi mai, agli autori "top list" quelli che ricevono ancora anticipi, spesso principeschi, e che hanno contratti ben blindati con agenti ed editori. C'è qualche rarissima eccezione, ma qui il modello tradizionale ancora tiene; non è affatto certo che tenga per sempre, ma vedo, per i prossimi anni, emergere al massimo altre eccezioni, non un cambio di regola.

Il discorso è diverso per gli autori "mid list", per capirci quelli che percepivano anticipi ragionevoli e godevano di prime battute in libreria dalle 4.000/5.000 copie alle 20.000: ora, questi autori, che sono tanti, vedono anticipi sempre più piccoli e le prime tirature si aggirano sulle 3.000 copie. Sono autori che campano sempre meno bene del proprio lavoro e che spesso scrivono storie di qualità altissima; è un patrimonio che la crisi attuale ha reso estremamente vulnerabile. Per questi autori e al netto di ritrosie di varia natura, il selfpublishing è una grande opportunità.

Piattaforme. Non a caso Amazon ha inaugurato in tutto il mondo serrate campagne di caccia a quest'ultimo gruppo di autori per KDP, contattandoli direttamente o, molto più spesso, attraverso gli agenti, che hanno una lista crescente di autori che quando va bene vengono pubblicati alle condizioni di cui sopra e molto spesso non vengono ristampati o addirittura, nel caso degli esordienti, neanche pubblicati. Tant'è che anche da noi le principali agenzie letterarie si stanno attrezzando in tal senso.

Le piattaforme, ovviamente, nascono per ospitare autori che vogliono autopubblicarsi e quindi hanno convenienza e interesse a che il loro numero sia sempre più grande. Si può dire che esistono due tipi di piattaforme: quelle che attraggono quasi esclusivamente gli autori non pubblicati (ad esempio, Smashwords) e quelle che mirano agli autori "mid list" (Amazon KDP). La differenza consiste soprattutto nel fatto che le prime offrono un'interfaccia all'autore, alcuni tools per l'autopubblicazione (conversione, guidelines di vario genere) e la distribuzione; le seconde, invece, sono in grado di garantire all'autore maggiori guadagni rispetto a un editore.

Le prime svolgono un ruolo che si sovrappone poco a quello degli editori, lavorano più sulla quantità, hanno bisogno di un esposizione globale per garantire numeri soddisfacenti agli autori; ma possono svolgere un prezioso lavoro di scouting per gli editori. Le seconde, invece, vanno diritte diritte alla disintermediazione degli editori, lavorano anche sulla qualità degli autori e hanno un potenziale in termini di mercato molto superiore; sono la vera alternativa all'editore.

Editori. La discussione se un editore tradizionale dovrebbe o no dotarsi di una piattaforma di selfpublishing, è di quelle che durano da anni: la discussione continua e intanto altri fanno. A parte la non felicissima esperienza di Bookcountry di Penguin, che recentemente ha assunto una più esplicita veste di community di autori e lettori, non c'è traccia di altre esperienze del genere.

Che agli editori il selfpublishing non convenga è evidente, perchè svilisce e contraddice le ragioni della propria stessa esistenza. Ma c'è di più: alcune piattaforme di selfpublishing (Amazon KDP, per intenderci) sono un'opzione in più per gli autori, sono un modo diverso di fare publishing, sono dei concorrenti in grado di remunerare meglio contenuti di buona qualità.

Lettori. Il selfpublishing sta aumentando enormemente il numero di storie pubblicate (disponibili gratis o a pagamento). Su Wattpad arrivano mediamente 80.000 upload (ogni upload è un capitolo) al giorno, cioè l'equivalente di diverse migliaia di titoli: più di quanto pubblica Mondadori in un anno.

A prescindere dalle polemiche a volte ingiuste sulla qualità, nasce un evidente gap di convenienza. Se è vero che il selfpublishing è parte della buona, o presunta tale, "economia dell'abbondanza", continua tuttavia a scontrarsi con la scarsità della principale risorsa del lettore:il tempo. Per quanto buoni siano gli algoritmi che ci profilano, consigliano e customizzano, è estremamente probabile che il piacere che ci può derivare da una buona lettura sia mediamente più basso, perchè è più probabile che incontriamo contenuti che non ci piacciono. Si genera una diseconomia; e le diseconomie hanno dei costi.

In altre parole, il selfpublshing non conviene ai lettori.

Commenti

19 commenti per "Il selfpublishing conviene?"
  • @, 07/11/2013 15:11

    [...] blog.bookrepublic.it [...]
  • @, 25/10/2013 08:50

    [...] Self Publishing Festival). Settimana scorsa sul blog di Bookrepublic è comparso un post dal titolo “Il selfpublishing conviene?” in cui l’autore [...]
  • @, 21/10/2013 22:30

    [...] importante nell’industria editoriale; nell’altra, in italiano, ci si domanda invece a chi convenga veramente.  SI tratta di questioni a cui #ISPF2013 ha cercato di dare una prima risposta, ma sicuramente per [...]
  • @, 18/10/2013 15:47

    [...] Leggi anche » Il self publishing conviene? E soprattutto, a chi? [...]
  • @, 18/10/2013 11:33

    Come ben spiegate, il mercato editoriale classico è in crisi e con esso gli scrittori ma, anche prima che iniziasse questa crisi, sperare di essere selezionati da una grossa casa editrice era un po' come cercare un ago nel pagliaio... indipendentemente dalla bravura dello scrittore. Il selfpublishing ha aperto nuove porte sia agli scrittori sia ai lettori. Da una parte c'è la possibilità di pubblicare e vendere la propria opera senza piegarsi ai contratti, a volte criminali, delle case editrici, dall'altra si possono acquistare libri di tutto rispetto, mi riferisco soprattutto agli ebook, senza sborsare un capitale. Il problema principale è: se il mercato è libero, come tutelare il lettore dai libri scadenti? La nostra associazione nasce da questa esigenza e fa un lavoro di "scrematura" sui self, selezionando le opere migliori e offrendo ai lettori schede complete divise per genere. Leggere self e leggerlo bene e a pochi soldi si può... il mercato sta cambiando (per fortuna)!
  • @, 18/10/2013 09:22

    L'analisi effettuata sul self publishing è sicuramente puntuale, siamo inondati di nuovi testi ma purtroppo, ciò che in Italia manca sono i lettori. Ma questo che mercato è? Se non ti promuovi in modo incisivo e continuo e a lungo termine, non hai speranze di vendere. Ho aiutato decine di self publisher a vendere centinaia di libri, ecco le testimonianze http://www.scrittorevincente.com/BSC1/ Mi piacerebbe condividere le mie conoscenze con te che ami scrivere.
  • @, 18/10/2013 06:47

    Le preview sono un ottimo strumento, ma costosissimo per il lettore: non posso leggermi il 10% di tutti i libri che penso possano interessarmi. I SN dedicati alla lettura, così come le app per la lettura condivisa, sono a mio avviso lo strumento oggi più efficace. La verità è che il problema del trovare un libro (e del farlo trovare) esiste e non è specifico del selfpublishing. Quest'ultimo ha solo l'effetto di dilatarlo tantissimo, perchè aumenta in maniera molto più che esponenziale il numero di storie pubblicate.
  • @, 18/10/2013 03:31

    [...] – ma leggete il post – è che l’abbondanza dell’offerta aumenti la probabilità di beccare un libro [...]
  • @, 17/10/2013 20:33

    Il self-publisher serio è, appunto, "publisher" di se stesso e quindi deve occuparsi in prima persona di tutto ciò che compete all'editore, compreso l'editing. (Non nel senso che deve fare tutto lui, ma che deve trovarsi un editor.) Ora, su piattaforme come Amazon il problema è la presenza di una gran quantità di materiale di bassa qualità, senza nemmeno una correzione di bozze, figuriamoci l'editing. Come distinguo una fregatura da un prodotto ben realizzato? Gli strumenti che mi vengono in mente sono essenzialmente recensioni e, come diceva qualcuno, preview, dove prevista. Anobii, Goodreads, ci sono un sacco di risorse on line. Senza contare che magari uno ci arriva per passaparola - io, ad esempio, ogni tanto consiglio qualche ebook. Se uno frequenta il mio blog, conosce i miei gusti e sa se può fidarsi o meno. Con i giudizi "a stelline" il discorso si fa più difficile, perché bastano pochi amici o giudizi "pilotati" a gonfiare le quotazioni... resta però il fatto che un internauta navigato dovrebbe sapersi orientare. Io non credo che chi legge ebook auto-prodotti sia uno sprovveduto. Nella mia cerchia di conoscenze, anzi, si tratta sempre di lettori forti che spesso non trovano sugli scaffali (italiani, non voglio fare retorica ma per alcuni generi è proprio così) ciò che interessa loro. E le alternative sono veramente poche, e in lingua italiana significa o piccole realtà sempre sull'orlo dell'estinzione o auto-prodotti, naturalmente non a caso ma sul filo di un passaparola che ormai è molto più ampio e viaggia sul web. Quanto alla spazzatura, come diceva il vecchio Sturgeon: "Ninety percent of everything is crap." Capisco che chi scrive ha in mente singoli esempi, ma a questo punto non capisco perché l'editoria convenzionale vada presa al dettaglio e il self-publishing nel quadro complessivo, quando a me viene molto più semplice il contrario.
  • @, 17/10/2013 20:08

    [...] Leggi l’articolo su Bookrepublic. [...]
  • @, 17/10/2013 13:18

    conviene al lettore? dipende. Innanzitutto, tutta questa discussione mi pare incentrata sulla narrativa: passando alla saggistica, che notoriamente ha volumi di vendita molto inferiori, è più facile trovare le nicchie adatte. (sì, è anche vero che il numero di pagine lette al mese è molto minore). Tornando alla narrativa, il problema che vedo nel selfpublishing è la mancanza di un editor, più che di un editore. Se io pubblico qualcosa di mio, i refusi li posso anche trovare e correggere, la struttura di solito no. Per il resto, è chi si autopubblica che deve decidere come pubblicizzarsi, sapendo che tanto - salvo in casi particolari - non sarebbe stato pubblicizzato nemmeno dall'editore.
  • @, 17/10/2013 10:35

    @Attila Grazie per il richiamo a scrivere in italiano; tu, magari, qualche virgola, eh? Se è un problema di prezzo, sei male informato: Bookrepublic e quasi tutti gli altri store che vendono ebook viaggiano su prezzi medi che sono sotto i 5€; e , soprattutto, i prezzi degli ebook sono uguali su tutti gli store. Non che sia del tutto contrario al contenuto della tua affermazione, ma occhio a dare del fazioso e poi scrivere: "per quanto mi riguarda l'editoria tradizionale può chiudere pure i battenti domani mattina".
  • @, 17/10/2013 10:30

    Attila, ho già detto di essermi ammorbidito nei confronti del self, però rimane questa cosa dell'"ogni autore è un editore". Cosa intendo? Mi riallaccio ai tuoi "ebook di grandi editori fatti coi piedi". Con la lettura, con l'esperienza, ho selezionato almeno due grandi editori da tenere a distanza. Si tratta quindi di due macrocosmi che posso immediatamente individuare. Nel self, invece, OGNI autore è un microcosmo da esplorare. Migliaia di microrganismi che vociano, che richiedono tempo per essere esaminati al microscopio. Datemi una sorta di cartina tornasole e vedrò il self con occhi diversi.
  • @, 17/10/2013 09:58

    E certo. Il selfpublishing non conviente al lettore. Convengono gli e-book dei grandi editori fatti coi piedi, non validati, con almeno 200 refusi dentro, con DRM e a 9,99 euro. E certo, quelli li consiglio a tutti. Meglio ancora se costano 15,99 euro. Per quanto mi riguarda l'editoria tradizionale può pure chiudere i battenti domani mattina, visto la pessima qualità dei loro prodotti editoriali. Ma tanto si vendono, no? È quello che interessa a un editore o a una piattaforma come BookRepublic. Opere di qualità che rappresentano il fiore all'occhiello della lettera moderna come "La cattedrale del mare", la trilogia delle 50 sfumature. Quelle son proposte editoriali di elevatissima qualità. Nessuno può battere questa qualità, nemmeno il più bravo e agguerrito selfpublisher. Se vogliamo scherzare scherziamo. Il lettore su Amazon, su Kobo, su Apple, su Google. Può visionare il 20% del testo gratis e si rende conto prima di acquistare cosa sta comprando. Se non gli conviene non compra. Punto. Questo articolo è chiaramente fazioso. Piccola nota. Dovreste scrivere in italiano almeno. "customizzano" non esiste. Si dice "personalizzano". Non è difficile scrivere cose in modo corretto.
  • @, 17/10/2013 09:43

    @marcof: esatto. Siamo sulla stessa linea d'onda.
  • @, 17/10/2013 09:16

    @Sergio. Non è una posizione molto popolare, ma concordo: il selfpublishing si porta dietro alcuni vizi dell'editoria degli anni passati, in particolare lo sguardo quasi unicamente concentrato su autori e testi e molto poco sul lettore. E anche un po' di autoreferenzialità. Invece, sono anni che diciamo che la più grande novità che il contesto digitale ha portato in editoria è proprio la posizione molto più centrale e rilevante del lettore in tutto il processo. @argonautaxeno. Non sono tra coloro che associano sempre marchio editoriale a qualità e basta dare uno sguardo alle classifiche per rendersene conto; ma è vero che ci sono marchi di grande qualità, specialmente tra gli editori cosiddetti indipendenti. Il fatto che ci siano pochissimi autori che hanno avuto visibilità e successo grazie al selfpublishing potrebbe significare, come dici, che il mercato attui una selezione efficace: il problema è che ricade tutta sui lettori, i quali hanno per questo pochi, poverissimi strumenti. Con il selfpublishing l'editoria si concentra ancora sulla scrittura e quasi per niente sulla lettura: sono convinto che ci sia molto più da fare sulla seconda.
  • @, 17/10/2013 09:07

    L'analisi è ben condotta, per carità, per molti aspetti è pure molto valida. Mi permetto solo un piccolo appunto. Conviene agli autori? No. Argomento: "Sei un autore esordiente che si vuole far conoscere?" Offri la tua opera gratis per tot tempo, magari quella su cui hai sputato (giustamente) sangue per giorni/mesi/anni. Chiamiamola pure strategia di marketing, fatto sta che per un certo tempo può pure funzionare (sovrabbondanza permettendo). Dopodiché cosa fa l'autore? Pubblica la seconda. Spostiamo l'attenzione un attimo sul lettore italiano medio. Qual è la sua caratteristica in campo letterario? Accumulare libri (qui intesi come ebook). Come? Possibilmente senza pagare. Esempi di quello che dico? Parecchi (non serve far nomi), dal momento che si tratta di un fenomeno trasversale. Magari ha trovato il primo romanzo gratis, l'ha letto e non gli è dispiaciuto. Quindi cerca (e trova) il secondo, chiaramente non gratis. Qui la strada si biforca: non lo compra o lo cerca gratis. Risultato: non solo l'autore self non ci campa, manco ci paga una pizza. La bella storia del self che diventa autore acclamato (poichè in fondo bisogna ammettere che è con questo spirito che molti self iniziano e affrontano la loro avventura) è molto carina, simpatica ma è lecito supporre che, a meno di non avere un'agenzia letteraria alle spalle, questa ambizione sia del tutto da dimenticare, anche perchè, pur con tutta la buona volontà, il sommerso o il sottobanco non fa numero agli occhi di amazon/apple/kobo. Dulcis in fundo. Chi ci perde? L'autore, (l'editore) e il lettore stesso, dal momento che, prima o poi, qualcuno si accorgerà della violazione del copyright e rimuoverà dai vari siti tutti gli ebook che faticosamente ha archiviato e messo a disposizione di altri.
  • @, 17/10/2013 08:31

    Magari oggi sarei meno brusco di quando scrissi questo post, ma il problema di fondo rimane: io, lettore, come vengo tutelato? Quando il selfpublishing smetterà di fare convegni per cercare soluzioni agli scrittori decidendo invece di dare garanzie ai lettori, allora potrò cambiare idea. http://sergio-donato.blogspot.it/2012/01/perche-sono-contrario-al-self.html?showComment=1370307617555
  • @, 16/10/2013 20:08

    Non conviene ai lettori? In generale, forse. E se vale l'assunto che il marchio editoriale sia garanzia di qualità. Ma in regime di saturazione, non credo che aggiungere qualcosa al troppo sia "più troppo". Il tempo è poco a prescindere ma nessuno si affretta a porre limiti alle pubblicazioni, mi sembra. Inoltre, stiamo facendo la media del pollo. Se gli scaffali sono sovraffollati, è vero che ci sono delle nicchie che restano scoperte - e credo che qui siano molto più agili ad infilarsi gli autori-editori più accorti, magari con narrativa di taglio breve. Per esempio, tutti quei generi nell'ambito del fantastico di cui in Italia non si può nemmeno fare il nome: quel tipo di narrativa lo trovi o in inglese o autoprodotto. Se poi non c'è mercato, allora non dovrebbe essere un problema (per il mercato).

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