Che cosa leggono i lettori?

Che cosa leggono i lettori?

Lettori sì, lettori no. 

La crisi del libro in tutte le sue salse recentemente ricucinata e servita sulla tavola dei principali quotidiani italiani sta facendo ancora discutere. Ecco il menù.

Cominciamo da Antonio Scurati su La Stampa:

È un collasso bulimico quello dell’attuale mercato editoriale. Una fame da bue lo ha generato, un occhio bovino lo ha supervisionato. Gli editori sono vittime del bisogno di immettere sul mercato spropositate quantità di libri cui non corrisponde nessun desiderio di leggere un qualche libro determinato. Il risultato è che il sistema vomita regolarmente milioni di copie che vanno al trogolo cantando. Entrate in una libreria – soprattutto se di catena – e avrete davanti agli occhi lo spettacolo osceno di un luogo in cui l’orgia si abbina al macello. La libreria è oggi, al tempo stesso, l’ultimo avamposto della moderna estasi delle merci e l’anticamera di una discarica. Vi risuonano orgasmi da disperazione e stridori di presse da macero.

Il paradiso di ogni lettore trasformatosi in inferno, una superfetazione del libro che prende il sopravvento e ingoia chi gli sta attorno, un po' come accade ne Il deposito di Alessandro Zaccuri:

Restava da risolvere il problema principale, che riguardava il destino dei libri in eccesso. (…) Finché uno studio di architettura danese non presentò la planimetria del Deposito. Più che un edificio, era un’esperienza, scandita in momenti diversi e organizzata su livelli non congruenti. Il fascino dell’idea stava nel fatto che ciascun adattamento poteva procedere in modo del tutto libero, obbedendo in realtà a una serie illimitata di varianti già previste all’interno del piano. (…) Quello che nessuno voleva ammettere, in effetti, era che ogni Deposito era ingovernabile.

Secondo Valerio Magrelli di fronte a questa immane quantità di libri il lettore è solo, disorientato, distratto: in un'ode reazionaria a un ritiro che si spinge a definire una "preghiera naturale dell'anima" con Malebranche, Magrelli sostiene che al lettore manca tempo, attenzione, orientamento. Un possibile responsabile? Questa strana cosa che si chiama Internet, dove i lettori si danno consigli a vicenda:

Invece del consulto professionale di uno specialista (fiscalista, idraulico, ortopedico), ci si scambia pareri fra clienti, utenti, malati. (...)

All'articolo di Magrelli su Repubblica risponde con una sana dose di provocazione Matteo Bordone: leggere libri fa diventare persone orribili?

C’è un pezzo di mondo letterario italiano che è sprofondato in un abisso di autoreferenzialità e narcisismo. Le posizioni che difende sono quelle di una patetica retroguardia elitaria. Farebbero quasi tenerezza, se non avessero sempre un tono sprezzante e un lessico concepito per escludere gli altri. Se fosse per loro, se l’unica espressione della civiltà letteraria fosse quella che incarnano, non bisognerebbe leggere mai più un libro nemmeno per sbaglio. Mai più. 

Eppure Magrelli qualcosa intuisce:

Ma il libro è un virus difficile da debellare, un organismo mutatante, e c'è da sperare che ancora una volta trionfi su ogni forma di disinfestazione. 

È di certo quello che sta già succedendo: la crisi del libro non è la crisi della lettura, e non è la crisi dei lettori. La vera domanda è quindi che cosa stanno leggendo i lettori ed è proprio il web, con la sua tanto deprecata orizzontalità, il nuovo spazio dove i contenuti proliferano e i dibattiti si accendono. 

Il “pubblicare un libro” come sintesi e sanzione di uno studio, una riflessione, un’idea, un tema da condividere o una storia da raccontare, è una pratica che non ha più il rilievo di un tempo. Da una parte perché quelli che leggono quella sanzione, e poi ne discutono e la fanno diventare un pezzo del dibattito e della cultura, diminuiscono ogni giorno. Dall’altra perché il mezzo è superato anche su questo. Mi capita qualche volta che qualcuno – editori o amici – mi suggerisca di scrivere un libro, per “dare un senso” e “concretizzare” le molte cose che scrivo online, e mostrarle a “un numero maggiore di lettori”, “perché restino”. Una volta rispondevo che sono pigro e non sono tanto capace di applicarmi su un lavoro di impegno e tempo così esteso e assiduo. Adesso spiego loro che le loro ragioni non valgono più e sono invertite: se c’è un posto dove quello che scrivo “resta” e “raggiunge più lettori”, è internet. (...) Mentre grazie ai social network e ai link e a Google, cose pubblicate online anche dieci anni fa continuano a trovare nuove attenzioni e tornare a essere lette. (La fine dei libri secondo Luca Sofri)

È il web la vera nuova sfida dell'editoria che, se vuole sopravvivere alla crisi, deve sapere catturare e valorizzare le storie fuori dai libri.

Ne parleremo insieme a If Book Then.

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