I lettori non salveranno gli editori da Amazon

La disputa tra Amazon e Hachette denuncia a mio modo di vedere esattamente questo: il ruolo di pedina, di paravento retorico, di elemento di ricatto e di ostaggio direi, che viene assegnato ai lettori. Eppure mai come oggi i lettori possono scegliere ed esser protagonisti del mercato editoriale.
Più sostenibile sarebbe che una fetta sempre maggiore di lettori decidesse di guardarsi intorno e di scegliere non solo il contenuto ma anche la modalità dei propri acquisti. Alleandosi con editori meno altèri e più attenti ai servizi, reclamerebbero finalmente la centralità del loro ruolo nell’industria editoriale.

Così termina un bel post di eFFe su doppiozero (che riprende, tra l'altro, interessanti interventi precedenti di Letizia Sechi e di Fabrizio Venerandi). Senza entrare nel merito della disputa Amazon-Hachette, è interessante l'accento sui lettori. Hanno un peso nelle decisioni del mercato editoriale come mai prima: dunque, perchè anche loro, i lettori, non fanno una scelta di campo indirizzando i propri comportamenti d'acquisto?

Prospettiva affascinante, ma equivale a sostenere che un insieme molto vasto di persone, che condivide una fastidio per gli atteggiamenti e le dichiarazioni di Amazon, decida in maniera compatta un boicottaggio su alcuni acquisti. Io non ho mai visto accadere nulla del genere e sarei davvero stupito di vederlo in questa occasione.

I consumatori, i lettori in questo caso, reagiscono, comunicano, condividono, segnano e seguono tendenze, assegnano e toglono reputazione a un brand e se è vero che oggi i lettori sono infastiditi dagli atteggiamenti e dalle dichiarazioni di Amazon, quello è il terreno nel quale ingaggiarli e coinvolgerli. Nella stragrande maggioranza dei casi, non cambieranno i propri comportamenti d'acquisto (basati su buone e consolidate esperienze), ma potranno cominciare a pensare e soprattutto a dire, che Amazon non è il migliore dei mondi possibili. E questo, in tempi non certo brevi, potrà influire sulla reputazione di Amazon. 

La guerra Hachette-Amazon si gioca pesantemente anche sul terreno della comunicazione e Amazon sta dimostrando di essere, anche qui, molto forte e molto aggressiva; probabilmente, anche qui, più degli editori.

The real competition, he believes, is not rival publications or publishers but the entire array of information and entertainment, free or otherwise, available to consumers. "Books compete against mobile games, television, movies, Facebook, blogs, free news sites and more," he says.

Questo è un argomento molto forte che Amazon sa usare bene. Il vorgolettato è di Russ Grandinetti, senior vp di Amazon e responsabile dei contenuti di Kindle ed è riportato in un recente articolo comparso sul Guardian. Mentre Hachette rimane nel campo delle pur sacrosante rivendicazioni commerciali denunciando comportamenti di sfruttamento di una posizione dominante, Amazon sposta la disputa sul futuro del libro e sulla sua battaglia solitaria: noi abbiamo capito e creato il futuro del libro, noi combattiamo per questo contro tutto e tutti, noi abbiamo davvero a cuore i libri e dunque i lettori.

Secondo voi che cosa tocca di più la pancia dei lettori forti?

Eppure, una cosa, molto efficace, gli editori potrebbero farla; ed è stata proprio Amazon ad accendere la lampadina. Kindle Unlimited, il servizio di contenuti in abbonamento di Amazon offre solo contenuti autopubblicati su KDP (la piattaforma di selfpublishing di Amazon) e i titoli pubblicati da Amazon Publishing (l'attività editoriale di Amazon); in totale 650.000 titoli. Ma perchè gli editori non mettono a disposizione dei lettori in abbonamento i titoli di cui detengono i diritti su una piattaforma aperta e alternativa a KU (e magari migliore)? Subito, in fretta; non tra due o tre anni.

Ci sono aree dove la volontà e necessità di Amazon di controllo non raggiungono gli obiettivi. Come racconta questo post, Kindle Worlds, la piattaforma di attivazione di fanfiction su titoli di cui Amazon detiene i diritti, ha in gran parte fallito. La ragione più convincente è che i lettori/fan chiamati a contribuire hanno ritenuto poco interessante l'ambiente offerto da Amazon; o meglio, altri ambienti sono più aperti e quindi piacciono di più ai lettori.

Non saranno i lettori a salvare gli editori; i lettori, com'è giusto, andranno dove sarà meglio per loro. 

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