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  • Categoria libro:

    Biografie, Saggistica

  • Anno:

    9999

  • Dimensione del file:

    1,3 MB

  • Protetto con Social DRM
  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9786050305067

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Quarta di copertina


Gian Franco Borelli – Vittorio Luchinat BENITO MUSSOLINI Privato e pubblico da Dovia 1883 a piazzale Loreto, Milano 1945 Reduce di guerra, ferito e decorato, l’uomo di Predappio tornava su una scena politica che, se possibile, era ancora più tumultuosa e caotica, specchio fedele di un paese deluso e affamato. Per i riposi del guerriero venivano ancora preferite le alcove extradomestiche, ma questo non faceva mancare i lieti eventi in casa Mussolini. Nove mesi dopo il matrimonio civile era nato un maschio che era stato chiamato Vittorio “come buon auspicio per la fortuna delle nostre armi” secondo quanto ha scritto Rachele. Il terzo, lo sfortunato Bruno, era arrivato appena in tempo per la fine della guerra nell’aprile del 1918. Romano, del 26 settembre 1927, e Anna Maria, del 3 settembre 1929, sembravano fatti apposta per mettere il duce in regola per la prossima campagna delle culle stracolme. Ciò che Rachele ha riferito sulla nascita dell’ultima figlia offre uno squarcio interessante sulle leggi non scritte che vigevano in casa Mussolini. Telefonata Milano-Roma “E’ nata”. “Chi?”. “La bambina”. “Ma quale?” “La nostra. Adesso pensa tu a sceglierle il nome”. La mattina dopo Rachele seppe, ma solo dai giornali, che la bambina si sarebbe chiamata Anna Maria e questo le fece certamente piacere perché era il nome di sua madre. Mussolini, attento lettore e grande estimatore di Machiavelli, doveva essersi ben impresso nella mente l’affermazione che “i profeti disarmati riunirono”. L’idea di trastullarsi con qualche arma, grande o piccola, gli venne ancora prima che potesse trarre profitto dalle sue letture. Era allievo delle elementari presso la scuola dei Salesiani quando per la prima volta ficcò il temperino nella gamba di un compagno di scuola. Dovette lasciare i Salesiani e fu accolto come convittore al collegio Giosuè Carducci di Forlimpopoli. Anche qui altre risse e un’altra lama di temperino andava a segno nelle carni di un compagno. Questa volta rischiava che l’espulsione troncasse definitivamente la sua carriera scolastica perché i genitori non avevano i mezzi per mandarlo in altri istituti. Le suppliche della madre favorirono un compromesso. Sarebbe restato al Carducci per seguire le lezioni, ma come allievo esterno. Trovò così una modestissima ed economica sistemazione presso una famiglia. Non è facile sapere in che misura Mussolini abbia contribuito alla violenza delle manifestazioni sindacali e antimilitariste in Romagna, ma è certo che lo troviamo di nuovo con le armi in pugno nel periodo in cui esercita l’attività giornalistica a Milano. Soprattutto da quando aveva abbandonato l’Avanti! per fondare Il popolo d’Italia il confronto si era spostato sul piano personale e piovevano su di lui le accuse di aver tradito la causa popolare e di essersi venduto agli interventisti.

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