Alle radici della notte. Un cammino spirituale sui passi di abba Antonio

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  • Categoria libro:

    Religioni e Anticlericalismo, Saggistica

  • Anno:

    2014

  • Dimensione del file:

    972,8 KB

  • Protetto con Social DRM
  • Lunghezza:

    221 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788825037524

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Quarta di copertina


INTRODUZIONE Poiché mi avete chiesto, desiderosi di apprendere la condotta di vita del beato Antonio, in che modo cominciò a porsi al servizio di Dio, chi era in precedenza, quale fine ebbe la sua esistenza, se rispondono a verità le cose che si dicono di lui, perché conquistati dal suo ardore possiate emularlo, ho accettato con grande entusiasmo la vostra richiesta. Quanto a me, il sol fatto di ricordare Antonio sarà causa di grande giovamento. Sono sicuro che anche voi, ascoltando le mie parole, apprezzerete l’uomo e ne imiterete la condotta. Antonio certo non fu il primo cristiano a lottare sistematicamente contro le tendenze negative che avvertiva dentro di sé, ma di certo fu il primo a diventare oggetto di quella che oggi chiameremmo «un’attenzione mediatica», portata sulla sua esperienza dall’amico Atanasio con il libro Vita di Antonio. Non si può negare che il racconto, con le sue descrizioni di fantastiche lotte tra il coraggioso asceta e i mostri in cui si incarnavano i dèmoni, non suscitasse l’entusiasmo del lettore, che si immedesimava in Antonio, sentendo nascere in sé il desiderio di imitare le sue eroiche imprese. Al lettore odierno certe immagini possono sembrare appartenenti a un filone «fantasy» d’altri tempi, per cui non se ne fa toccare, oppure può risuscitare in lui un immaginario medievale (del tipo caprone con le corna che spinge i dannati tra le fiamme dell’inferno), nei confronti del cui intento terrorizzante si mette sulla difensiva. Nell’uno come nell’altro caso, si va a perdere l’intento del racconto, in cui Antonio vorrebbe farsi nostro compagno di viaggio nel cammino della lotta spirituale, affiancando alla nostra la sua esperienza. Perché il racconto torni a parlarci, in un’epoca come la nostra che è figlia della psicanalisi, occorre adottare un altro linguaggio, demitizzando i dèmoni in dinamiche psicologiche che tutti viviamo. Le reazioni che nel passato ci hanno permesso di sopravvivere alle esperienze che ci hanno profondamente ferito creato in noi un’istintività, ossia un automatismo comporta- mentale per cui, al ripresentarsi di situazioni analoghe a quelle già vissute, reagiamo adesso come allora, con la sensazione di essere sotto l’influsso di qualcosa esterno a noi, che trascina con forza la nostra volontà al comportamento di sempre. Un comportamento che, se procura un benessere immediato, rovina poi le nostre relazioni con gli altri e con il nostro sé di domani, e quindi impedisce un benessere di più ampio respiro e di più lunga durata. È a questo influsso che, fin dall’antichità, è stato dato il nome di «spirito del male» o, con termini di origine greca, «demone», «demonio», «diavolo». Con questo chiarimento possiamo tornare a parlare di dèmoni, come ho fatto nel romanzo. A ognuna di queste istintive reazioni «malate», a ognuno di questi dèmoni, come li abbiamo chiamati, nel testo ho attribuito un nome che ne indica la dinamica (per esempio: demone dell’ansia, dell’inadeguatezza, dello scoraggiamento, ecc.). Poiché l’azione di questi dèmoni incide sul senso della no- stra vita, portandola al fallimento esistenziale, la sperimentiamo in contrapposizione con l’azione di un Dio che sentiamo invece emergere dalla parte più viva del nostro essere come Colui che ci riporta a vivere le relazioni nell’unico modo che le rende vivificanti: nell’amore. Di qui la lotta «spirituale» che avvertiamo svolgersi dentro di noi, e a cui noi partecipiamo dando il nostro assenso, lasciandoci coinvolgere dall’una o dall’altra delle parti in conflitto. Il partecipare attivamente all’azione di Dio in noi è l’ascesi. L’obiettivo di fare di questa nuova biografia di Antonio uno specchio in cui il lettore possa identificare le proprie lotte e trovare modi nuovi e diversi per affrontarle mi ha portato alla scelta di non sentirmi vincolato a seguire alla lettera la biografia scritta da Atanasio, per tentare invece una ricostruzione spirituale della vita di Antonio. Ma come farlo? «Quello che è di un uomo è di tutti gli uomini» ho fatto dire a Evagrio nel mio romanzo: se, fatti gli opportuni distinguo, entrambi abbiamo fatto esperienza di lotta e di accompagnamento spirituale, le nostre rispettive vicende dovrebbero avere dei punti in comune, per cui mi sono autorizzato al rischio di reinterpretare le sue sulla base delle mie e fargli interpretare le mie come fossero le sue In questo modo ho potuto recuperare il vissuto di Antonio come cristiano impegnato nel combattimento con i propri dèmoni e la sua prassi come accompagnatore spirituale in un modo che lo rendesse accostabile dal sogno di chi ancor oggi si sente chiamato a farsi tramite dell’incontro con Dio. Con questa prospettiva, ho creduto opportuno ridimensionare la preoccupazione apologetica di Atanasio, che ce lo fa apparire un inavvicinabile supereroe, per dare spazio agli aspetti umani della lotta spirituale, fatti, come per tutti, anche di fragilità e di cadute, e che, probabilmente, il racconto nasconde metaforicamente sotto l’immagine delle percosse con cui i dèmoni lo colpiscono. Anche i lunghi periodi di solitudine descritti dalla biografia di Atanasio li ho presentati come probabilmente erano: non assoluti, ma intersecati dalla frequentazione di persone con cui Antonio aveva un qualche rapporto di accompagnamento spirituale: non si comprenderebbe altrimenti la loro continua presenza all’esterno dei luoghi in cui si era rifugiato e i frequenti riferimenti alla condivisione delle sue esperienze. Una particolare attenzione l’ho dedicata a contestualizzare la vicenda, calando Antonio profondamente nella sua cultura e nel suo ambiente: come non pensare che le sue esperienze, il suo pensiero e la sua prassi non fossero profondamente impregnate della millenaria cultura in cui era cresciuto? Che il suo cristianesimo non si fosse inculturato nel suo essere egiziano? In conclusione, so di deludere chi si aspetta un lavoro filologico, ma ho rischiato il percorso dell’attualizzazione, in ciò mettendomi al seguito dello scriba che, «divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Seguendo i passi di abba Antonio il libro aiuta a scendere alle radici della propria notte, dove si annidano i problemi che rendono difficile vivere con libertà e serenità la propria situazione. Una «biografia raccontata» che diventa itinerario spirituale valido per l'oggi.

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