A mezza voce

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  • Categoria libro:

    Letteratura, Poesia

  • Lunghezza:

    130 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788849297157

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Quarta di copertina


«Polemizza, se vuoi/ a mezza voce/ emulando i sussurri/ dei confessori all'antica/ infiorando la rabbia/ di tonalità misteriose». Per Giulio Ghirardi la “mezza voce” è il tono (la via più opportuna per imbroccare, come vuole Wittgenstein, la giusta direzione dinnanzi ad un affollato crocicchio) con cui parlare in versi ingabbiando il lettore «membro di un unico condominio/ monotono e litigioso/ un vespaio di licenze e divieti». Solo «a mezza voce», con il fiato di parole urlate cui manca l'urlo e di parole silenziose che sfiorano l'urlo, egli riesce a porsi a metà strada. Cioè nella giusta distanza, tra le ragioni dell'oggettività narrativa cui pure lo spinge la sua natura di affabulatore di storie e quelle del soggettivismo lirico più effusivo. Che è una reminiscenza senza il peso del ricordo, il tocco sfuggevole che può sfiorarlo, spesso anche a sua insaputa, una cosa detta che nessuno ha mai ripetuto, persa come ricordo non distinguibile dall'oblio, nella lontananza e nella notte. Nella giusta distanza, dunque. Tra una corda più intima e segreta, un rapporto con la lingua della creatività più diretto ed elementare per giungere a quel fondo incandescente, l'Heimat, la vera voce dell'anima. E una maschera ironicamente indossata a far quel velo che meglio permette l'identificazione sottotraccia, subliminare, non detta ma allusa nella forma che continuamente la tocca e la modifica come eco mentale e memoriale. Come un trapano che perfora senza rumore, un adagio con brio che monta sugli «onesti rancori» e poi smonta la guardia, s'avvita e si lancia, rimonta e ripiega sempre più scorrendo dentro la voce allusiva e pieghevole e poi sguscia amara e arresa «come il fiele/ di un epigramma: vivo per scrivere non viceversa». Ghirardi è un poeta amabilmente sornione che gioca a rimpiattino come una figura palazzeschiana che s'è fatta carico di tutto, nostalgie malinconie pigrizie strategicamente dichiarate per una resa sotto condizione. Quella che finisce per evocare le connotazioni più segrete del suo verso. Una certa complessità dissimulata nella matura, costante, suggestione di spaesamento. Ancora: l'ossessiva affabilità interrogativa in una zona di tangenza tra memoria e oblio, e sul punto di perdersi nel niente. Infine: la sfuggevole trasparenza figurativa tra “schiamazzi”, “allusioni”, “piattaforme”, “confronti”. Quella per cui anche l'aldilà è anche «un museo di ritratti/ che offrono al cielo/ la verità degli sguardi/ e agli esperti /la bugia del commento».

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