Anomalie del crepuscolo

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  • Categoria libro:

    Letteratura, Poesia

  • Lunghezza:

    164 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788849297201

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Quarta di copertina


«Anomalie del crepuscolo» segna uno stacco nella poetica dello sguardo altrove perseguita. Entra maggiormente in gioco la tensione esistenziale. L'attrito della vita, il dilemma, la resistenza dei giorni si frappongono alla scena aperta dalla finestra sul mondo sempre capace di aprirsi attraverso la riflessione paziente, profonda, fenomenologica. Ghirardi qui rifugge da qualsiasi prospettiva illusoriamente consolatoria. Altrove si avverte una maggiore insistenza sulla permanenza e il potere della visione. Qui affiora un certo maestoso ripiegamento, lo scintillio della sottilissima meditazione che non lascia scampo ad alcun alibi metafisico ed esistenziale: «Cosa è la vita? Uno scontro di coralità litigiose lusingate dal culto dell'armonia». Culmina in questa prismatica definizione un testo dalle tessiture dense e apicali, dalla continua alternanza tra caos e simmetria. Pienamente eracliteo rispetto al parmenideo «Letargo». Per Ghirardi «Polemos è padre di tutte le cose padre, di tutte re, e gli uni rivela dei e gli alti uomini, gli uni fa schiavi e gli altri liberi». L'armonia, la simmetria esiste, è rinvenibile. Ma solo «l'armonia nascosta è migliore di quella apparente. L'opposizione porta accordo. Dalla discordia nasce l'armonia più bella. È nel mutamento che le cose trovano quiete». L'esito è un poema dello struggimento pensante, del plaisir larmoyant, della lingua natia che risorge durante la catastrofe, del filo d'Arianna seguito «senza sapere se la sonnolenza è dolore o preludio all'ispirazione». Ghirardi detesta gli avanzi di citazione: «i giudizi piacevano ai critici più che agli autori», le loro frasi «sono come vergini senza bellezza». Sembra risuonare la riflessione di Montale sul primo Zanzotto: «Non descrive, circoscrive, avvolge, prende, poi lascia. Non è proprio che cerchi se stesso e nemmeno che tenti di fuggire alla sua realtà; è piuttosto che la sua mobilità è insieme fisica e metafisica, e che l'inserimento del poeta nel mondo resta altamente problematico e non è nemmeno desiderato». Si può leggere cosí anche Ghirardi solo a patto di ricordare che per quest'ultimo l'inserimento nel mondo rimane altamente problematico, ma è, diversamente dal poeta di Pieve di Soligo, melanconicamente riappreso, pensosamente ridimensionato, dialetticamente desiderato. Anche sospirato. Perfino sublimato nella contemplazione interrogativa, nella orazione appena enunciata, nella ricerca della misteriosa lingua di Dio. Consapevole che l'organo prega senza parole e il teologo può solo sfogliare il dizionario celeste.

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