Caduto fuori dal tempo

Il 15 Agosto 2006 Grossman ha perso suo figlio Uri, 20 anni, soldato ucciso da un missile sul fronte libanese. Una tragedia nella tragedia, che ha colpito un uomo da sempre convinto sostenitore del dialogo e della convivenza. E che in questa guerra, con un figlio al fronte, aveva faticosamente cambiato idea, appoggiando al principio il conflitto come legittima difesa. Poi, però, dopo la decisione del governo Olmert di estendere le operazioni militari in Libano, era tornato nel campo pacifista.

«L’idea che una presenza dell’esercito israeliano oltre il fiume Litani possa prevenire i lanci dei razzi Hezbollah è un’illusione», aveva detto sul Corriere. Caduto fuori dal tempo, uno dei libri più attesi del 2012, comincia quando, in una città di un luogo immaginario, un padre si alza da tavola. Deve “andare laggiù”: ha perso un figlio, cinque anni prima, e “laggiù” è dove il mondo dei vivi confina con la terra dei morti.

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  • Categoria libro:

    Letteratura

  • Anno:

    2012

  • Dimensione del file:

    1,1 MB

  • Protetto con Adobe DRM
  • Lunghezza:

    192 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788852030659

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Quarta di copertina


Caduto fuori dal tempo è un punto d'arrivo nella carriera letteraria di uno dei massimi scrittori contemporanei, uno di quei libri che portano la nostra consapevolezza e la nostra capacità di sentire a un limite oltre il quale non è possibile andare.
Tutto comincia con un'immagine, un gesto, un movimento di misteriosa, evocativa potenza: un uomo si alza all'improvviso da tavola, prende commiato dalla moglie ed esce per andare "laggiù". Ha perso un figlio, anni prima, e "laggiù" è dove il mondo dei vivi confina con la terra dei morti.
Non sa dove sta andando, e soprattutto non sa cosa troverà. Lascia che siano le gambe a condurlo, per giorni e notti gira intorno alla sua città e a poco a poco si unisce a lui una variegata serie di personaggi che vivono lo stesso dramma e lo stesso dolore: il Duca signore di quelle terre, una riparatrice di reti da pesca, una levatrice, un ciabattino, un anziano insegnante che risolve problemi di matematica sui muri delle case. E l'uomo a cui è stato affidato l'incarico di scrivere le cronache cittadine. Ciascuno ha la propria storia, chi ha perso il figlio per una grave malattia, chi in un incidente, chi in guerra. Insieme a loro idealmente, visto che non può muoversi dalla sua stanza, c'è anche una strana figura di Centauro, con la parte inferiore del corpo che nel tempo si è trasformata in scrivania. È uno scrittore che da quindici anni vive circondato dagli oggetti del figlio che non c'è più, e il cui unico desiderio da allora è catturare quella morte con le parole. "Non riesco a capire qualcosa finché non la scrivo" dice. È lui a ispirare e a inglobare la storia che stiamo leggendo.
La marcia di quei genitori prosegue in giri sempre più ampi intorno alla città, monologando o dialogando ognuno di essi parla di sé, del desiderio di rivedere almeno una volta il proprio figlio, della vita che si è interrotta in quel tragico momento. E ognuno ha una sua voce, che Grossman in modo sublime trasforma nella voce della poesia, la lingua del dolore. Arriveranno "laggiù"? Sì, ci arriveranno, fusi a quel punto in un coro di pura e profonda umanità.
E noi con loro, in pagine di sconvolgente intensità e verità. Per capire, insieme a Centauro, che il cammino di questi uomini e donne esiliati nella terra del dolore è stato una "lotta contro la distruzione, la cancellazione, l'oblio", il bisogno di dare un paesaggio a quella terra, la volontà di sottrarre la memoria alla tenebra per riconsegnarla alla vita.

1 Commento a "Caduto fuori dal tempo"

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  • @mara1948, 04/11/2012 22:21

    Ancora La Perdita del Figlio in una “Storia a più voci”, dramma in prosa e versi. Dato il tema, non era possibile usare le comuni regole di scrittura; i versi si mettono subito in sintonia con l’anima. Le storie narrate sono emblematiche e i personaggi non hanno un nome proprio. Una sera un Uomo, che ha perduto suo figlio anni prima, decide di mettersi in cammino per andare da lui “laggiù”. Invano sua moglie cerca di trattenerlo. Che cos’è “laggiù”? Il luogo in cui…è successo? No. E dov’è? Silenzio. L’Uomo, l’Uomo-che-cammina, lascia che siano le gambe e il cuore a guidarlo. Compie, per giorni e notti, attorno alla sua città (simbolica, senza nome), giri via via più larghi. Non è solo: gli si fanno compagni uomini e donne, di varia età e vita, uniti a lui e tra loro da una comune tragedia: hanno perduto figli o figlie, per cause diverse. Essi ricordano con scene toccanti la vita passata, spezzatasi in quell’istante. Capita che si colpevolizzino o per averli puniti o perché continuano, ciononostante, a vivere. Provano a dialogare: o capendosi, o polemizzando dentro di sé e tra loro. Ma arriveranno “laggiù” come un gruppo di viandanti, non più estranei, ma vicini. Nella lotta contro la distruzione e l’oblio, hanno trovato la ragione di vita. Portano il dolore forte di genitori, pur passando per istanti quasi di follia, come quando appare loro uno strano muro in pietra sul quale par di scorgere i volti dei figli amati. “A tre anni dalla morte di mio figlio Uri” racconta l’A. “sentivo l’esigenza di trovare le parole degne del mio stato d’animo”. La reazione alla Morte, al Silenzio è nata con la scrittura: “essa mi dà l’impulso per tornare a vivere questa vita, portatami via”. Intense le pagine in cui egli riflette sulla nostalgia del figlio, intrecciata col gioco duro della variabile tempo: “La nostalgia di te è imprigionata nel tempo. Il dolore si fa antico con gli anni, ma [talora] è nuovo, fresco. Tu… sei fuori dal tempo. Chi muore in guerra è detto ‘caduto’. E tu sei.. caduto fuori dal tempo”. Il libro ha portato due anni di lavoro -cammino e riflessione- dall’aprile 2009 al maggio 2011, lo si legge in fine. Due anni di “Viaggio”. Quello del Viaggio è tema caro agli scrittori di Israele. Collegato ad esso c’è quello costituito dall’Ostacolo con cui i personaggi devono confrontarsi. In “Caduto fuori dal tempo” l’Ostacolo è vivere davanti alla tragedia della morte di un figlio, evento, in sé, contro natura. In un ideale colloquio col suo ragazzo l’Uomo confida di voler imparare “a separare i ricordi dal dolore” per essergli accanto di più (non è un addio), per allontanarsi “solo.. perché il petto possa allargarsi in un respiro completo”. “Ho voluto capire il mio cambiamento; per questo ho deciso di andare ‘laggiù’ dove la Vita tocca la Morte. E quando tocchi davvero la Morte capisci quanto miracolo ci sia nella Vita e come questo Dolore possa creare in te una nuova Speranza”. Mara Marantonio www.angolodimara.com