L'amministrazione di sostegno

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  • Categoria libro:

    Diritto, Professionale

  • Anno:

    2011

  • Dimensione del file:

    696,3 KB

  • Protetto con Adobe DRM
  • Lunghezza:

    409 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788866890508

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Quarta di copertina


Cosa dev'essere l'amministratore di sostegno? Si può tentare di spiegarlo con una poesia, dal titolo "Basta che un lume, in una lontananza", di Gaetano Arcangeli, che, in un breve estratto di poche righe, contiene l'essenza dell'amministrazione di sostegno ed il senso, lo spirito, la ratio dell'intera riforma: "Basta il mistero, sulla delusa terra, del lume che, a intervalli, appare e spare, e avvezzo a sé fa il cuore, come a un palpito … Basta che un lume, in una lontananza, si riaccenda nel mondo, a quando a quando". Pensiamo per un momento al lume, alla luce che rischiara, attraverso l'attività dell'amministratore di sostegno, la vita delle persone che accedono all'amministrazione di sostegno. Ma è una luce che va e che viene ("appare e spare"); niente paura, perché questi intervalli di luce fanno stare bene quelle persone ("avvezzo a sé fa il cuore"), procurando loro un'emozione, un sentimento vivo, un fremito ("come a un palpito)". Breve: semaforo verde all'amministratore di sostegno di qualità, che non si manifesta necessariamente con la sua presenza fisica in ogni momento al "capezzale" del beneficiario o con la disponibilità a piegarsi ad ogni richiesta, che talvolta può anche rasentare il capriccio, del proprio amministrato. L'amministratore di sostegno di qualità ha quali indispensabili ed imprescindibili ingredienti, in ordine di importanza dall'alto al basso, il cuore, innanzitutto, il sorriso, la disponibilità nell'ascolto, la capacità di ricavare emozioni dall'incarico svolto, la fermezza. Insomma, ci vuole "la carota" e, quando occorre, anche "il bastone", in senso eufemistico. Soprattutto è importante che l'amministratore di sostegno, pur se non è sempre vicino, illumini, anche a tratti, la strada che percorre il beneficiario. Basta, cioè, che "un lume, in una lontananza, si riaccenda nel mondo, a quando a quando". Il salto di qualità dell'amministratore di sostegno sta proprio in questo: nel riuscire a far sì che il beneficiario, anziché limitarsi a chiedergli soltanto "dove sei?" o formulargli una richiesta del tipo "ho bisogno", gli si rivolga dicendogli semplicemente: "So che ci sei, io ti sento", oppure idealmente chiamandolo "O capitano, mio capitano", così come nel film - capolavoro "L'attimo fuggente" gli allievi salutano il professore Keating che li sta lasciando, celebrando in tal modo degnamente colui che è stato per loro l'ispiratore di una nuova, straordinaria esistenza. In quest'ottica di profilo qualitativo, agli amministratori nominati al di fuori della cerchia parentale è consigliabile di essere un pò partecipi e di non abbandonare completamente la persona che amministrano, evitando la politica del "giura e fuggi" (dal rapporto umano, s'intende). Non è la quantità dell'amministrazione a fare la differenza, ma il sorriso e la pacca sulla spalla ogni tanto e, ove occorra, il rimprovero. La carota e il bastone, appunto. E non dimentichiamoci neppure del lume, in una lontananza. Agli amministratori di sostegno familiari, invece, solo due parole, che fanno una canzone di Ligabue, da titolo "Niente paura": "niente paura, niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così”. E un auspicio: che dei loro cari soggetti all'amministrazione di sostegno possano fare di ogni desiderio un fiore, di ogni lacrima un sorriso, di ogni dolore una stella.

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