Andrai e tornerai

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Quarta di copertina


Il libro di Umberto Castagna mi è giunto sulla via di FB, attraverso un’amicizia virtuale con l’autore, che adesso non è più virtuale, non nel senso che ci siamo incontrati di persona, ma perché chi legge il libro a cui l’autore si affida – mente, anima, passato, sentimenti, travagli – non può non dirsi suo amico. Ben presto però – alla terza riga o giù di lì - il dovere amicale ha lasciato il, passo al piacere sublime di una lettura profonda e “seduttiva”. Sul secondo aggettivo ho riflettuto a lungo, poi ho deciso di adoperarlo perché, dal mio punto di vista, nulla è più seduttivo della mente e nulla scava meglio una traccia dentro di noi. E dunque ho anch’io adottato nella lettura il passo narrativo dell’autore, uno zigzag nel tempo e nei fatti, scoprendo ad ogni svolta, ad ogni apparente retournez un aggancio che mi teneva avviluppata al racconto. Umberto è un uomo coltissimo e ciò traspare dalla sua scrittura, mai appesantita da una passerella di saccenteria, ma fluente e convincente. In questo libro-confidenza (volutamente scarto il termine “confessione”) scritto per i suoi figli, ogni lettore si sente suo figlio e prova gratitudine per la fiducia nella comprensione dei motivi profondi che lo hanno mosso verso decisioni davvero individualmente rivoluzionarie. Confesso che io non amo raccontare nelle recensioni le trame dei libri, ma le emozioni. Mi sembra di sottrarre al lettore qualcosa, il gusto della scoperta e della conquista della vicenda. Per Umberto dirò, molto stringatamente, che è la storia di un uomo che, quasi per espiare un lutto fortissimo, si è auto costruito una prigione tale da tarpare le ali alla propria piena realizzazione. Una prigione che lo ha portato, soltanto intorno ai quaranta anni a prendere consapevolezza di sé, col supporto di una psicoterapeuta che s’intuisce non sia stata prevaricante ma che con mano leggera lo abbia guidato verso l’evoluzione e l’accettazione di sé. Qualche sfumatura di Bernanos riecheggia nella memoria, ma, mentre nel “Diario di un curato di campagna” a prevalere è la disperazione, la solitudine, il buio, in “Andrai e tornerai”, malgrado si narri (anche) di una coercizione del voto sacerdotale (ecco, mi sono fatta scappare un indizio) c’è luce ed ispirazione.

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