I globi di Mercatore di Urbania

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Quarta di copertina


Per testimonianza di James Dennistoun, autore di un poderoso Memoirs of the Dukes of Urbino (1851), recentemente tradotto, l’ultimo duca, Francesco Maria II della Rovere, aveva scelto nella maturità, dopo l’elevazione al trono, un globo come emblema. L’emblema era costituito da un globo terrestre con la scritta Ponderibus librata suis, un concetto che sottolineava l’attenzione per l’equilibrio, dote regale, come prodotto dell’armonia delle forze. A quel tempo un globo terrestre aveva assunto, nell’immaginario barocco, il significato morale della Vanitas, con un marcato carattere compunzionale, cioè rivolto a rappresentare la limitatezza della esperienza umana ed a contenere gli eccessi dell’ambizione. Più o meno negli stessi anni il gesuita maceratese Matteo Ricci utilizzava i suoi mappamondi tradotti in cinese per convincere l’imperatore di quella grande nazione a considerare la modestia della condizione umana, il carattere limitato del suo potere, nella speranza di moderare il suo orgoglio pagano ed avvicinarlo ai valori cristiani. I due globi di Mercatore che appartenevano alla Biblioteca di Casteldurante, amata residenza ducale, anche se ormai un po’ invecchiati, dovevano rappresentare per l’animo malinconico del duca qualcosa di più di uno strumento pratico.

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