Acronimi e altre forme di abbreviazione nel DDR-Deutsch

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Quarta di copertina


l tema – molto dibattuto fra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso – di uno sviluppo autonomo della lingua tedesca nella DDR è diventato, dopo la Wiedervereinigung, una questione puramente accademica relativa alla storia della Germania nel XX secolo. Ciononostante esso merita di essere ricordato come un interessante esempio di «adeguamento» linguistico motivato da necessità politiche e sociali del quale si sono occupati (e continuano a occuparsi) molti linguisti tedeschi e non. Al di là delle difficoltà comunicative create dal DDR-Wortschatz per quanto attiene alla semantica, uno dei più evidenti ostacoli alla comprensione dei testi prodotti nella Germania orientale durante gli anni della divisione è posto dall’uso preponderante di sigle, acronimi e altre forme di abbreviazione. Un Abkürzungsfimmel che è conseguenza diretta di un’altra propensione dei burocrati: quella a creare Komposita e sintagmi lessicali sempre più lunghi. Alcuni di questi Kurzwörter erano conosciuti anche al di fuori dei confini nazionali, altri erano ovvi per i soli parlanti orientali, alcuni rappresentavano un problema per gli stessi DDR-Bürger e altri ancora sono riscontrabili prevalentemente nei linguaggi specialistici, nonché nelle migliaia di «documenti riservati» presenti negli archivi della SED, della Stasi, ecc. ai quali si è avuto accesso solo dopo la caduta del Muro di Berlino.

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