1948

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  • Categoria libro:

    Letteratura

  • Anno:

    2012

  • Dimensione del file:

    1,4 MB

  • Protetto con Social DRM
  • Lunghezza:

    190 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788880574637

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Quarta di copertina


«Non sono sicuro di cosa ricordo per davvero, perché non mi fido della memoria. La memoria è furba e non possiede un’unica ed esclusiva verità. E poi che cosa conta sul serio? Una bugia che viene dalla ricerca della verità può essere più vera della verità. Tu pensi e un attimo dopo ricordi solo quello che vuoi. Avevo diciassette anni e mezzo, ero un bravo ragazzo di Tel Aviv finito in mezzo a un bagno di sangue. Sto cercando di pescare me stesso da dentro quel che mi pare siano ricordi».Commovente, a tratti spietato, ironico e geniale, 1948 non è soltanto la cronaca della nascita di uno Stato, ma è un grande romanzo sulla crudeltà della guerra, sull’incoscienza della gioventù, sui paradossi della storia e su quella labile eppure fondamentale ancora di salvezza dell’uomo chiamata memoria. Yoram Kaniuk è nato a Tel Aviv nel 1930. Dopo aver partecipato nel 1948 alla guerra d’Indipendenza, ha vissuto per dieci anni a New York per poi fare ritorno in Israele. Ha scritto romanzi, racconti e libri per ragazzi. I suoi libri sono tradotti in più di venti lingue. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Di lui il New York Times ha scritto: «Kaniuk è uno dei più originali e brillanti scrittori del mondo occidentale». 1948 è il suo libro di maggior successo.

1 Commento a "1948"

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  • @silviatriverio, 22/10/2012 14:16

    948 ha una rilevanza storica che prescinde dai meriti letterari. Ma resta un romanzo stupendo, che sa unire spunti comici a momenti lirici, immagini crude a sfuggenti attimi di poesia. E in una lingua mirabilmente resa dalla traduzione di Elena Loewenthal il fiume in piena della memoria si tramuta in un racconto coeso, spietato, vero e frammenti di ricordi riescono a dipingere una sorta di Guernica israeliana, in cui ció che conta è la guerra, nella sua spietata concretezza e nella sua folle quotidianità. Sprazzi di adolescenza rubata che stridono nel contesto della guerra riempiono il cuore del lettore di tenerezza nei confronti di questo ormai vecchio scrittore. La devastante semplicità con cui un convoglio di sopravvissuti alla Shoah si insedia in un villaggio arabo da poco sgomberato, mentre i profughi aspettavano, speravano dietro una cinta di filo spinato di tornare alle loro case, colpisce come una pallottola dritta al cuore per l’ineluttabilità dello strazio da ambo le parti. La potenza di questo libro crudo, spietato e vero da togliere il sonno a chi ha sempre vissuto in pace non sta solo nell’indagare la memoria della guerra da un punto di vista assolutamente relativo e soggettivo, ma nello spiegarla a chi della guerra ha solo letto in termini astratti, riducendola ai dettagli più veri, per quanto tanto più scottanti, perché solo capendo l’orrore della guerra possiamo evitare che si ripeta. tratto da LaPantofolaDigitale.Wordpress.com (http://lapantofoladigitale.wordpress.com/2012/10/15/1948/)