Urkommunismus. La paura della parola

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Quarta di copertina


L’Urkommunismus (il luogo ideale, il luogo comune, l’utopia, il luogo puro e di origine) presiede a ogni dottrina misterica, per ciò politica, penale, sociale, finanziaria, istituzionale, aziendale, e ne detta canoni, formule, algoritmi. È il riferimento di ogni burocrazia nel suo cerimoniale sacrificale, penale. 
Ogni regime imbastisce, sul principio del nulla, la paura della parola, per confiscare la vita. Idealmente e realmente. Tanto “a oriente” quanto “a occidente”.
In questo libro si compiono l’analisi e la lettura degli scritti chiamati “fondatori”, che segnano la nostra epoca, gravando, nei suoi modelli e nei suoi uffici. Ne risulta il testo della parola, nonché la novità assoluta.
E si discutono qui anche le lettere di Aldo Moro, le lettere delle Brigate rosse, gli scritti di Paolo VI, di Mani pulite, la legislazione europea e italiana, gli scritti del cardinale Carlo Borromeo, di Giordano Bruno, di Eckhart, di Dante Alighieri, i Rigveda, la Bhagavad Gita, le Upanishad, l’Avesta, l’Yijing, Laozi e il Daodejing, Liezi, Zhuangzi, la Bibbia, Buddha, il Corano, Antigone, Medea, i classici della tragedia, i classici dell’epica, della lirica, della filosofia, della scienza, della logica matematica, Confucio, Mencio, Ma gcig, VI Dalai Lama, Mao, Khomeyni, Gandhi, Narendra Modi, Xi Jinping.

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