ANATOMIA DEL VIAGGIO

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  • Categoria libro:

    Turismo e guide

  • Anno:

    2017

  • Dimensione del file:

    1,7 MB

  • Protetto con Social DRM
  • Lunghezza:

    100 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788892329768

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Quarta di copertina


Una indagine sul viaggio, inteso come movimento fisico,ma anche come introspezione, autoanalisi, alla ricerca del significato di gioia e sofferenza. L'Autore, medico specialista in chirurgia plastica, nello svolgimento del suo lavoro in Africa ed Asia,incontra popoli differenti ,una umanità varia, con usi e costumi molto diversi tra loro,ma uniti dalla gioia e dalla sofferenza.

1 Commento a "ANATOMIA DEL VIAGGIO"

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  • @crescenzodonofrio, 01/09/2017 08:11

    Il Kenya nei viaggi del chirurgo D'Onofrio, come una danza indimenticabile “Anatomia del viaggio” è il diario appassionato del medico che ha vissuto 7 anni a Nairobi e frequenta ancora la costa 02-02-2017 di Freddie del Curatolo Il ritmo e le melodie del viaggio e l’impossibilità di volgere lo sguardo altrove, quando non è solo l’etica professionale a chiamarsi in aiuto al prossimo. C’è tanto amore, tanta poesia e molta Africa, in “Anatomia del viaggio”, atipico “diario di bordo” del medico italiano Crescenzo D’Onofrio, tra affreschi di Natura, introspezione, liriche, evocazioni e la cruda realtà di miseria, sanità inesistente e guerre. D’Onofrio ha girato il mondo per mezzo della sua professione, ma soprattutto collaborando con missioni ed NGO non solo nel continente nero. Ha poi vissuto e lavorato per sette anni come chirurgo plastico a Nairobi, creando nel 2006 la prima unità di chirurgia plastica e ricostruttiva al Karen Hospital ed insegnando all’Aga Khan University. Tuttora frequenta assiduamente la costa keniana. Tra tutti i terzi mondi possibili e vissuti ad abbracci e morsi dal medico-scrittore, l’Africa sub sahariana è quella che, tra le mille vicende umane ed esperienze di volontariato e solidarietà, regala l’emozione eterna della bellezza dei luoghi, che si erge sulle miserie umane. Così si apre l’avventura africana di D’Onofrio. “Africa! Finalmente l’Africa! Distese sconfinate, dipinte e scolpite dalla mano di Dio. Anacardi maestosi, piante di manioca, palme, papaie, e poi mangrovie, acacie, baobab, coltivazioni di cotone, si offrono allo sguardo in rapida successione, intervallate qua e là da bizzarre forme rocciose. Una natura predominante e padrona, scalfita appena da capanne e villlaggi. La terra, di un caratteristico colore rosso, spicca con forza ed efficacia in mezzo alla vegetazione”. E’ un viaggio tra l’arretratissimo Mozambico, il maestoso Kenya, il Senegal e una martoriata Sierra Leone (in cui il medico ha coordinato il progetto Unicef per la rimozione dei tatuaggi di guerra dei bambini soldato). Una danza tra scenografie ora incantevoli, ora tragiche, dove il Maasai Mara regala le sue distese infinite e richiama alla memoria le romantiche descrizioni di Karen Blixen, ma anche le lucide osservazioni di Alberto Moravia, per cui il Kenya si iniziava ad amare dall’alto, scendendo dalle sue nuvole. Anche per il chirurgo romano, che si è appassionato anche all’antropologia seguendo le appassionate ricerche di David Leakey, il Kenya ha l’ancestrale calamita della culla dell’umanità e, nonostante il lavoro e la passione di essere d’aiuto agli indifesi lo abbia fatto rotolare come pietra in altri remoti angoli del globo, la sua vita danzante, appassionata e piena di sentimenti contrastanti, sempre lo riporta in Africa. Perché, come enuncia lui stesso, il viaggio è la modalità più coraggiosa di prendere tra le braccia la propria vita e farla ballare a un ritmo dapprima sconosciuto, poi...