Anfione e Zeto. Rivista di architettura e arti, 26, 2016

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Quarta di copertina


Nel suo De re aedificatoria, Leon Battista Alberti afferma che l’architettura di una città debba accostarsi il più possibile al modello ideale, in cui ogni costruzione trova la forma e la posizione più convenienti possibile. I consigli dell’Alberti sono validi anche oggi, nonostante siano mutate sia la funzione sociale degli edifici sia il loro rapporto con il polifonico, disperso e insieme concentrato spazio metropolitano. Parallelamente, sono cambiate le direttive per l’edificazione: la crisi della politica, a servizio dell’economia di mercato, mina il delicato equilibrio istituzionale che permetteva la crescita controllata delle strutture urbane.In risposta al senso di inquietudine e impotenza dell’uomo del XXI secolo, le architetture recenti dichiarano violentemente la propria autonomia rispetto al contesto: non si fingono altro da sé, non imitano nulla, sono creazioni simboliche e autonome, proiezioni del potere performativo del pensiero visionario del costruttore che vince le resistenze dei materiali, dell’economia, della politica e della mentalità, in direzione di un risultato nuovo. La torre Eurosky, progettata dagli studi Purini Thermes e Transit e situata a Roma nei pressi dell’Eur, a cui questo numero di Anfione e Zeto è dedicato, si distingue dai sistemi costruttivi attuali perché supera il concetto di stile, uscendo da logiche identitarie/utilitarie per mettersi in relazione con i bisogni e le contraddizioni della città: dichiara, piuttosto che mimetizzare, le forme delle strutture per le energie rinnovabili e restituisce importanza allo spazio pubblico tra gli edifici. La torre Eurosky si colloca all’interno della dialettica tra permanenze e mutazioni dell’architettura urbana definendo la propria autenticità, in quanto progettata e costruita per durare nel tempo.

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