A proposito di Astolfo

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  • Categoria libro:

    Letteratura

  • Anno:

    2014

  • Dimensione del file:

    162,0 KB

  • Protetto con Social DRM
  • Lunghezza:

    156 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788895215457

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Quarta di copertina


proposito di Astolfo, un viaggio intorno all’attiva inerzia, all’ambigua indolenza, alla colpevole innocenza di un’umanità, talora provvista di «encefalogramma affettivo piatto», raffigurata tra il finire del secondo e l’inizio del terzo millennio in quella che biologicamente identificheremmo con la forza del suo futuro: la gioventù inconsapevole e inquieta dei suoi eredi. «Istrionico e brillo» rappresentante ne è Astolfo, bambino «di bellezza sbalorditiva e pienissimo di vitamine & minerali», che raccoglie in sé mistero e fascino, innocenza e malvagità, una fondamentale non volontà e insieme un’aurea mediocritas privata del buonsenso oraziano. Nel destino di questo fanciullo nato a metà degli anni Sessanta, orfano di padre, definito «visionario volteggiante» possessore di magia – che, non a caso, porta il nome del nobile paladino ariostesco volato sulla luna a recuperare il senno perduto di Orlando –, nella silhouette di questo sfuggente e carismatico ragazzo affacciato sulla porta di una nuova Era, glissa in diversi luoghi un’ombra di disperazione. A narrarne le vane gesta, Hugo Alexander Blatt, studioso cosmopolita di origini asburgiche, che sente e insegue Astolfo, come conturbante fantasmatica presenza, involontario demiurgo e vittima indifesa, motore permanente di azioni e passioni sempre evocate con vago distacco, con leggera e talvolta tragica ironia. L’universo in cui si muovono Hugo Blatt e Astolfo è un mondo senza confini, irretito dalla globalizzazione, privo di un centro geografico o culturale – «The center doesn’t hold e perché dovrebbe tenere, il centro? Anzi, perché deve esserci un centro?» –, uno sconfinato pianeta, in fondo estremamente piccolo, in cui si muove una concitata folla di madri, cugine, ex mariti e amanti, legati da relazioni affettuose e insieme distaccate, che si incrociano caoticamente ai quattro angoli dei continenti. Tuttavia un centro geografico ed emozionale si scorge nel romanzo ed è Venezia, «città calamita per il mondo», naturale convergenza di latitudini e longitudini, punto di catalizzazione di movimenti e pensieri, solo luogo nella quale alcuni dei personaggi giungono ad una delle loro rare certezze, che in questo mondo «esprimere la verità almeno su se stessi» è «l’unica cosa da fare, da tentare».

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