Genius 01

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Quarta di copertina


Anno 2092. Nel Vecchio Mondo inquinato dal silicio e dall'umidità dell'energia a idrogeno, si dipana un thriller poliziesco dal ritmo serrato.I suoi protagonisti sono condotti, in un'atmosfera soffocante, attraverso quartieri della Repubblica Federale Europea corrotti, disgregati, ricostruiti sinteticamente: il centro ginevrino blindato sotto una cupola climatizzata, Milano tra la Certosa e il Duomo sorretta da esoscheletri, S. Lorenzo oppresso e sgretolato da un calore liquescente, Belleville di Parigi trasformato in una casba autarchica.Abraham Cohen, commissario della dipartimentale ginevrina, ebreo sradicato, violento, soggetto a stati allucinatori da droga, con un passato di sregolatezza e delinquenza, è costretto a scavare al fondo della verità dell'omicidio della moglie. Sarah Cohen è stata, dunque, vittima di un attentato di matrice islamica o bersaglio premeditato di un'attività d'intelligence?Insieme agli amici e colleghi della polizia federale, Moses Levi, tenente carismatico e ferreo nel rispetto delle regole, e Jorge Maria Ibañez Unamuno, sottotenente di estrazione popolare anch'egli fuori dalle righe, Cohen travalica i limiti della legalità nel perseguimento di una vendetta impossibile.Tassello dopo tassello, la JEA Corporate , colosso economico mondiale, per la quale la donna lavorava come genetista di punta, si scopre essere un elemento-chiave delle indagini. Il paradiso equatoriale, in cui essa ha sede, cela l'ultimo orrore: Genius. Centinaia di morti per nasconderlo al resto del mondo basteranno alla sete di sangue della JEA?

1 Commento a "Genius 01"

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  • @ddottod, 27/12/2010 21:16

    Ho ritrovato in Genius01 lo spettro di una civiltà - la nostra - che si è fermata o che si sta fermando. La fantasia fino ad ora ha corso più velocemente della realtà: l'uomo e la sua civiltà si sono fermati prima. L’uomo è sempre più orfano della propria cultura, sempre più orfano di se stesso. Lo si vede dai dialoghi. Di fronte alla strage, alla morte, si capisce che i cuori sono devastati e increduli, ma i sentimenti diventano inesplicabili, incomunicabili, si cade nella vecchia trappola di chi non ha parole o non le trova. Ci sono momenti in cui i personaggi recuperano la propria dimensione più genuina ( l’incanto) nel ricordo di un passato che diventa favola: ci si risveglia infatti, anche se solo per un attimo, nel riconoscere Mondrian negli scarabocchi all’interno di oscure gallerie, ci si sorprende rincuorati nell’aver mantenuto i nomi originari di certe vie, per poter richiamare alla memoria colori, sapori, storie votate all’oblio. Finalmente la tensione continua e insidiosa pare allentarsi, le parole tornano ad avere un senso, si scorge, flebile, un segnale di vita, indizio che non tutto è perduto. Solo per poco: si opta poi per il deliquio originato dall’assunzione di droghe sintetiche, ci si trova invasi dalle immagini olografiche di uno scenario che si sa estinto per sempre, si cammina per le strade con caschi deumidificatori (simili a scafandri di astronauti che mettono piede su un pianeta che non appartiene loro), si viene proiettati con violenza in un universo del quale è rimasto solo un “esoscheletro”, al pari degli edifici che li accerchiano. Colgo pertanto nel racconto le tracce di un filone pessimistico e inquietante: i mondi senza libri (Bradbury), di Stati di Polizia (Orwell: 1984, Philip Dick ), non più fantastici, meravigliosi e rassicuranti (perchè distanti, remoti dalla nostra storia) ma desolanti e freddi, riassunti dagli scenari di Alfonso Cuaròn nel film “I figli degli Uomini” di qualche anno fa (con Julianne Moore e Michael Caine). Possiamo tirare un sospiro di sollievo solo rendendoci conto di avere sotto mano una "saga di fantascienza", nel senso che no, non ci siamo ancora arrivati a quel punto, possiamo correggere il tiro (ma fino a quando?). Non li hanno forse bruciati sul serio i libri? Non siamo forse invasi dall'occhio del Big Brother (traduzione più corretta: "Fratello Maggiore") di orwelliana memoria? Fino a quando potremo parlare di "fantascienza" di fronte a Bradbury, Dick, Orwell, Avoledo e, ora, a Cinzia Di Mauro? Il 2092 è piuttosto vicino, sono tre generazioni appena oltre la nostra e la ricostruzione è talmente plausibile da indurci alla riflessione e ad accettare il monito che ne scaturisce (come non provare un brivido nello studiare la cronologia dell’appendice?) Il lettore difficilmente può chiudere il libro o smettere di leggere pensando che no, in fondo è tutto un sogno, è fantascienza. Certo: è fantascienza che tratta di cose che ci attendono dietro l’angolo.