Cosa intendi per domenica? La mia (in)dipendenza dal lavoro

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Quarta di copertina


Silvia è una free lance, indipendente e a partita Iva. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pisa, decide di diventare una giornalista scientifica, lavorando a mille progetti ma con contratti sempre a termine. Eppure lei non se ne lamenta, anzi, ci regala lo sguardo insolito di chi è felice perché esercita il mestiere cercato e voluto, suggerendo l’interessante ipotesi che il nostro problema sia quello di una narrazione del lavoro che non ci appartiene più, e che sia dunque necessario cambiarla. Cosa intendi per domenica? è un libro agile, ficcante e provocatorio, in cui si riflette su una questione di stringente attualità, troppo spesso intessuta di pregiudizi e luoghi comuni, tramite l’utilizzo di una prosa tagliente e un senso dell’umorismo secco e sarcastico. Perché, in fondo, potrebbe essere persino bello non avere un posto fisso.

1 Commento a "Cosa intendi per domenica? La mia (in)dipendenza dal lavoro"

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  • @manuelamelandri82, 02/09/2013 19:42

    Cosa intendi per domenica è un libro sulla professione di una giornalista scientifica free lance, una lavoratrice indipendente dipendente soltanto dalla propria indipendenza. Silvia sta bene dove sta: nella giungla precaria di contratti a breve, brevissimo termine e nell’alternarsi di lavori che sceglie per sè e che trova interessanti e culturalmente stimolanti. Il primo problema di questo libro è lo stile confuso e ripetitivo, a cui si associa la mancanza di una chiara struttura interna ai capitoli, che risultano così poco organici e a tratti arrancanti. La narrativa sembra inceppare continuamente in digressioni improvvisate, si susseguono paragrafi mirati a dirottare l’attenzione su aneddoti e particolari marginalmente rilevanti al tema conduttore, che mettono insieme dettagli poco significativi (da flussi di coscienza a sogni, ricordi, risvolti psicologici, ecc.) appesantendo così la narrazione. Le pagine sono inoltre appesantite dalla costante autoreferenzialità e da una marcata vena di arroganza, che non sempre ci si aspetta di incontrare in un racconto biografico.