Dio ingannatore

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  • Categoria libro:

    Letteratura

  • Anno:

    2010

  • Dimensione del file:

    744,6 KB

  • Protetto con Social DRM
  • Lunghezza:

    128 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788897229025

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Quarta di copertina


Vincitore del Premio Alabarda d'oro - "Città di Trieste" 2008 per la sezione inediti e successivamente di numerosi premi letterari, questo romanzo a tratti toccante, divertente ed avventuroso, regala al lettore molti spunti di riflessione. Un libro che si fa leggere tutto d'un fiato, caratterizzato dal sarcasmo grottesco e dalla pungente ironia di un protagonista fuori dagli schemi.

2 commenti a "Dio ingannatore"

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  • @olimpiapanto, 29/03/2011 23:06

    Storia accattivante e particolare, narrata con un linguaggio di facile accesso che però apre la chiave ad un messaggio profondo: non esiste il male assoluto. Un principio quasi religioso, che a discapito del titolo, l'autore mostra di volerci trasmettere proprio utilizzando la forza del paradosso. Dio ingannatore è uno di quei libri che non stazionano per molto sul nostro tavolo, possedendo quello che per un libro è un pre- requisito, quello di farsi leggere. La qualità successiva è quella di essere un racconto delicato e impressionante, l'unico difetto è quello di finire troppo presto. Ringrazio l'autore in attesa del suo secondo romanzo.
  • @annalisacerruti, 10/02/2011 17:02

    Il romanzo mi ha appassionato per la sua originalità, per la freschezza del linguaggio usato e per un’impostazione di fondo che, nella sua essenzialità, cattura l’attenzione del lettore guidandolo verso un finale dall’esito inatteso. Ho apprezzato in modo particolare la figura del protagonista, Gabriele, e quella del signor Adolfo per la profondità dell’analisi psicologica che traspare dai soggetti trattati e per la purezza del linguaggio, scarno e coinciso, che connotano l’intero componimento. Il tuo stile denota un animo sensibile e umano, per quando attiene il senso della vita e la caducità delle cose. Molto introspettivo e struggente (mi riferisco, in particolare, al rapporto madre-figlio), il cui filo conduttore è, come credo di capire, la ricerca di sè, alla luce di un ideale "mosaico" che compone la nostra esistenza le cui sfaccettature sono enucleate nelle vicissitudini che si troverà ad affrontare il nostro protagonista. Non manca una certa dose di umorismo che permette a Gabriele di lasciarsi alle spalle sofferenze e i momenti difficili che ha vissuto in passato. Ma del resto credo che se il romanzo perdesse drammaticità e profondità, allora diverrebbe banale e dozzinale e quindi non indurrebbe il lettore a riflettere. Il componimento deve indurre alla riflessione, a scavare nel proprio animo. Questo sembra appunto rappresentare, in altri termini, lo stile di Maurizio e del suo romanzo.