Le forme del Sacro

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Quarta di copertina


“Le forme del sacro. La performance del rito romano” è lo sviluppo ulteriore della tesi di laurea che l’autore ha discusso nel 2011 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Il testo è una ricerca antropologica che vuole analizzare la ritualità cattolica, comparando la celebrazione della messa secondo le due forme del rito romano: straordinaria (detta di S. Pio V, precedente al concilio Vaticano II) e ordinaria (detta di Paolo VI, scaturita dalla riforma liturgica del concilio Vaticano II). L’indagine si muove secondo i presupposti dell’antropologia della performance, quindi, seguendo lo schema di una “critica teatrale”, prende in esame gli aspetti esteriori e percepibili della liturgia. Si intende così far emergere la realtà oggettiva delle due forme del rito romano, al di là delle ideologie (tradizionaliste - progressiste). Il testo è fedele al pensiero di Joseph Ratzinger il quale non risparmiando i giudizi sulla liturgia rinnovata in seguito al Concilio Vaticano II, al contempo ragiona secondo un'ermeneutica della continuità con il passato proponendo una "riforma della riforma" per arginare la crisi liturgica contemporanea.

1 Commento a "Le forme del Sacro"

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  • @LucaMare, 17/09/2014 15:00

    Perché vai alla “Messa in latino”? E’ una domanda che spesso si sente rivolgere chi frequenta la liturgia nella forma straordinaria del rito romano. Molte delle risposte che altrettanto si sentono ripetere risultano poco convincenti: sono di frequente semplicistiche, cedono al sentimentalismo o all’estetica, a volte si risolvono in una pura, talvolta addirittura imprecisa, critica di quella che ora è denominata forma ordinaria del rito romano, oppure ancora consistono in argomentazioni del tutto soggettive (troppo se parliamo di qualcosa che è azione pubblica della Chiesa e come tale non può dipendere totalmente dalle preferenze e dai gusti del singolo fedele). Trovo che il lavoro di Luigi Martinelli, assai documentato ed equilibrato, e che va ad approfondire aspetti spesso trascurati della liturgia e del suo rapporto con l’uomo, nel suo intreccio di mente e di cuore, di corpo e di spirito, possa essere un’ottima risposta alla domanda iniziale. Attraverso una esposizione scorrevole, ricca di richiami e citazioni, talvolta anche sorprendenti, il presente saggio approfondisce come attraverso segni e simboli, mediante l’alternarsi di silenzi, parole e canto l’azione liturgica operi concretamente sull’uomo, nel suo intimo, e come fuorvianti siano le tendenze che ritengono sia l’uomo dover agire sulla liturgia.