Il Canale Cavour come corridoio della collettività

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Quarta di copertina


Il Canale Cavour, prima opera infrastrutturale dell’Italia post-unitaria, permette ancora oggi l’irrigazione della pianura risicola dal Piemonte orientale fino alla Lomellina portando le acque del Po sino al Ticino. La ricerca qui pubblicata indaga il Canale a partire da un obiettivo generale: quello di individuare nuovi strumenti e metodi nei progetti di trasformazione territoriale incentrati sul ruolo insediativo delle ciclostrade associate alle infrastrutture storiche. La possibilità di sviluppare lungo il grande sistema idraulico e architettonico del Canale una via a bassa velocità tra Torino e Milano, costituisce lo sfondo di uno studio che ha come temi principali: il rapporto tra l’architettura del Canale e la geografia dei luoghi; il ruolo della ciclostrada nello strutturare un sistema di spazi pubblici in grado di riunire lungo di essa gli insediamenti esistenti; la memoria identitaria che il cantiere del Canale ha lasciato nei territori attraversati. A partire da questi temi vengono proposti alcuni scenari progettuali nei quali il Canale è stato immaginato come corridoio della collettività. Questo lavoro, avvalendosi della disciplina del Restauro e di un’attenta ricerca archivistica che ha dato grande importanza alle rappresentazioni del Canale, guarda alle architetture del passato per il loro possibile riutilizzo nella progettazione di nuovi spazi contemporanei. Il Canale è stato perciò riportato al tempo zero dell’architettura: un tempo nel quale le cose sapientemente costruite trovano la loro ragione di esistenza in quanto architetture. Una ragione che è così chiara e solida da suggerire altre produzioni.

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