Aiutami a Capirlo

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  • Categoria libro:

    Professionale, Medicina

  • Anno:

    2017

  • Dimensione del file:

    1,4 MB

  • Protezione DRM FREE
  • Lunghezza:

    94 pagine (edizione cartacea)

  • Lingua:

    ita

  • Isbn:

    9788899706173

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Quarta di copertina


Come si determina oggi il rapporto tra pediatra, genitori e bambino?
In che modo la ricostruzione dei sintomi da parte dei genitori influisce sulle scelte del medico? Quanto è importante, ai fini della riuscita della cura, la capacità del pediatra di sviluppare solidarietà ed empatia nei confronti del piccolo paziente e dei suoi genitori? E qual è la giusta distanza su cui improntare la relazione? Aiutami a capirlo. L’incontro tra il medico, il genitore e il bambino intende rispondere a queste e altre domande muovendo dal presupposto che nessuno può dare per scontata la comprensione delle parole del dottore. In queste pagine, quindi, si sviluppa un’interessante riflessione su quegli aspetti comunicativo-relazionali del trattamento terapeutico che ne condizionano inevitabilmente l’esito. A partire dalle proprie esperienze di vita e professionali, gli autori forniscono alcuni suggerimenti concreti affinché si instauri un rapporto di fiducia tra tutti i componenti della relazione e il bambino diventi il vero protagonista della stessa.

“Il senso d’impotenza di un genitore di fronte alla malattia del suo bambino è una delle sensazioni più dolorose che si possano sopportare. La prima domanda che padre e madre rivolgono a se stessi è piena di quell’angoscia provocata dalla consapevolezza di non poter risolvere in autonomia lo stato di salute del figlio. Perché proprio io – padre o madre – devo vivere la malattia di mio figlio senza poterla fronteggiare ed eliminare, senza riuscire ad alleviare il dolore del piccolo, e mi trovo costretto ad affidarmi ad altri?”.
Stefano Zecchi

“Nessuna famiglia deve venir fuori da una consultazione medica senza avere un’idea di massima del problema che c’è, di che cosa abbiamo fatto o faremo per assicurarcene e di come lo risolveremo o proveremo ad affrontarlo. Saremo dei buoni comunicatori se il nostro interlocutore avrà la percezione che ce la stiamo mettendo tutta e che se non ne saremo capaci avremo l’umiltà di suggerire qualcuno più bravo che possa gestire la condizione”.
Paolo Nucci

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