Joseph Roth

Joseph Roth
Joseph Roth

L'autore


Joseph Roth


Scrittore austriaco. Di famiglia ebrea, in seguito convertito al cattolicesimo, partecipò come volontario alla prima guerra mondiale e fu prigioniero in Russia. Giornalista a Vienna, poi a Berlino e Francoforte; nel 1933, all'avvento del nazismo, emigrò a Parigi, dove morì suicida. L'amore per la sua terra e il rimpianto per un'atmosfera storica e sociale ormai tramontata dominano la sua opera soprattutto di romanziere, fedele al credo realista ma lontano dall'aridità cronachistica di altri contemporanei.

Al bistrot dopo mezzanotte

«Sono un Francese d’Oriente» scrive Joseph Roth da Odessa nel 1926. Ha già nostalgia di Parigi, meta l’anno precedente della sua fuga dalla Germania: Parigi è la «capitale del mondo» commentava allora, senza sapere che lì sarebbe vissuto quattordici anni e avrebbe scritto gran parte dei suoi libri. Chi non è stato a Parigi, del resto, è «solo un mezzo uomo», e diventare uomo completo significa, per Roth, godere di un’identità multipla nella città in cui gli ebrei orientali – affluiti dopo la guerra – «possono vivere come vogliono». Come i mirabili reportage da Vienna raccolti nel "Caffè dell’Undicesima Musa", anche questi feuilleton francesi sono racconti perfetti, increspati da un impagabile humour e da spiazzanti paradossi, gremiti di suoni e colori, odori e sapori: reti di nere cozze sgocciolanti e lupi di mare nel porto di Marsiglia; aromi di caffè, Pernod e acquavite nei bistrot parigini dove, dopo mezzanotte, si raccolgono gli esuli d’Europa; il bel mondo della Costa Azzurra con le sue vecchie cariche di brillanti e stuoli di cagnolini al seguito; l’alta stagione a Deauville con Monsieur Citroën che perde sempre al Casinò e regala un’automobile a ogni croupier; toreador vili e cialtroni nelle corride di Vienne (in cui le simpatie di Roth vanno naturalmente al toro); suonatori cosacchi di nostalgiche balalaiche; indossatrici che «seducono con caviglie moralmente corrotte» e femmine nude nei «luoghi di perdizione più ameni del mondo».

  • Formato: epub

Il profeta muto

Joseph Roth definiva questo libro il suo «romanzo su Trockij». Ma Friedrich Kargan, il «profeta muto» che ne è il protagonista, ci appare piuttosto come una «vita parallela» a quella di Trockij, mentre se mai sarà Stalin, il suo nemico, a risaltare inconfondibilmente da queste pagine nella figura del rivoluzionario Savelli. Come il Franz Tunda di "Fuga senza fine", Kargan è innanzitutto un «senzapatria» in un mondo di persone che si illudono ancora di averla. Dopo aver percorso, «solitario e truce», le strade dei ricchi che lo umiliano, addestrato subito all’illegalità, spinto dal rancore, dalla voluttà della distruzione e dal desiderio di un Assoluto, Kargan si lancia in una sua guerra «contro la società, contro le patrie, contro i poeti e i pittori che frequentano la Sua casa,» – così scriverà alla amata Hilde – «contro la cara famiglia, contro la falsa autorità dei padri e la falsa ubbidienza dei figli, contro il progresso e contro la Sua emancipazione, insomma contro la borghesia». Una tale guerra aveva allora un nome: rivoluzione. Così Kargan seguirà il caucasiano Savelli, conoscerà la lotta clandestina, la deportazione in Siberia, infine la presa del potere: e allora si scoprirà anche, come Trockij, grande stratega militare. Ma proprio quando sembra essere giunto a vedere il ‘trionfo della causa’, divenuto ormai uno di quei capi bolscevichi di cui i giornali occidentali pubblicano la foto nella rubrica «i boia sanguinari», Kargan si ritrova spettatore di qualcosa che, ancora una volta, non gli appartiene. Sua non era la «fede ottusa» degli asceti rivoluzionari; né aveva lottato perché il proletariato si trasformasse in «solido ceto medio»; né perché una torma di piccoli burocrati, dietro i quali si intravedono «gli occhi di ghiaccio e di tenebre» di Savelli-Stalin, pretendessero di costruire un «mondo nuovo» che era solo una variante più sottilmente orrida del mondo vecchio. E Kargan sa perfettamente che questo beffardo «mondo nuovo» non potrà che condannarlo. Le parole le hanno già pronte: «anarchico», «sentimentale ribelle», «intellettuale individualista». Ma, piuttosto che tornare all’Occidente che aveva sognato di distruggere, Kargan preferirà ritrovare la Siberia dove già lo aveva relegato la polizia zarista. In attesa, come Franz Tunda, di una nuova fuga. Dopo aver pubblicato su una rivista, nel 1929, alcuni brani di questo romanzo, Roth confessava: «Temo che abbiano provocato soltanto confusione». E fino alla sua morte evitò di dare alle stampe il libro, che apparve postumo nel 1966. Oggi, di fronte a queste pagine, non si resta confusi ma, se mai, sbalorditi. Il vero «profeta muto» è stato Roth stesso: perché questo romanzo scritto ‘a caldo’ non solo coglie come mai prima il nesso inevitabile fra rivoluzione e disillusione, ma anticipa una sensibilità, una prospettiva di giudizio che solo oggi sembra essersi faticosamente formata. E questo si deve innanzitutto al perfetto istinto di narratore che Roth aveva. Così non conosceremo...

  • Formato: epub

Fragole

In una lettera a Stefan Zweig, Joseph Roth annunciava di avere in cantiere «il romanzo della mia infanzia», un’opera autobiografica che prevedeva «d’ampio respiro». E destinata, secondo l’ultima compagna dello scrittore, a diventare il suo libro più bello. Il progettato romanzo, in realtà, non vide mai la luce. Ma il torso che ci è rimasto, "Fragole" – trovato fra le carte inedite –, si presenta di fatto come un’autentica, incantevole novella. Una novella popolata di sarti, vetrai e ciabattini colti nel natio shtetl galiziano, in uno scenario fatto di distese innevate e di neri stormi di corvi sui campi dalle stoppie dure e pungenti sotto i piedi nudi. Alla ricerca della sua terra perduta – con il sapore delle fragole di bosco che richiama un intero universo –, Roth riesce a salvare la memoria di una mitica Heimat, racchiudendola nel prezioso scrigno di un racconto poetico e nostalgico come una ballata yiddish. E non meno preziosa, anche se agli antipodi per ambientazione e tenore, è l’altra novella raccolta in questo volume, "Perlefter", storia e satira di un borghese ipocondriaco, irresistibile antieroe che sogna avventure grandiose – laddove le sue sono solo meschine e da tener segrete, come gli indirizzi di certe massaggiatrici che si è annotato, con abbreviazioni solo a lui intelligibili, in fondo a un’agendina, «appena sotto l’elenco delle festività ebraiche». Rese vivide da una galleria di personaggi degna di Gogol’ e Dickens, e ambientate nella Vienna dell’ebraismo assimilato – tra café chantant, club esclusivi e sontuosi hotel – o in lontane province trasognate, queste pagine ci fanno ritrovare con gioia il Roth dei libri più amati.

  • Formato: epub

Il secondo amore

Perfetto amalgama di poesia e affabulazione, di ricordi lontani e paesi remoti, le prose del "Secondo amore" ci trasportano in un mondo magico, popolato di giovani violinisti capaci di far danzare le stelle in cielo, agili ballerini col monocolo, clown lillipuziani e macrocefali, zingari accampati fra il bosco e la palude in una distesa di tende bianche. Ma riaffiora, costante, la Storia, evocata da un Natale di guerra sul bassopiano della Podolia, a due passi dal fronte; dalla presenza dell’imperatore («Lui giace sepolto nella Cripta dei Cappuccini, sotto le rovine della sua corona, fra le quali io – vivo – vado aggirandomi»); dal cordoglio per la miseria austriaca al crollo dell’impero e per il tramonto della patria; dalla nostalgia degli esuli e degli emigrati – una nostalgia che può spezzare il cuore. E a ritmare l’intero libro è l’amore, che nel racconto eponimo si fa pura, toccante bellezza: nel bosco incantato, teatro di incontri pudichi, una risata si alza in volo «come un raro, sconosciuto uccello bianco», mentre i giardini esalano il profumo del glicine «con la fresca veemenza di un dolce vento». Un profumo inebriante oggi come allora.

  • Formato: epub

Il Caffè dell'Undicesima Musa

Joseph Roth non fu soltanto un grande narratore, uno dei pochi del Novecento che reggano il tempo vivificandosi sempre di più. Fu anche uno stupefacente scrittore per giornali, nel senso che in pochi anni profuse sui quotidiani austriaci e tedeschi una quantità enorme e variegata di scritti di ogni genere, che basterebbero da soli a costituire un’opera di altissima qualità. Roth, come scrisse Soma Morgenstern, era «un descrittore nato, e del genere più illustre», capace di applicarsi a qualsiasi spettacolo della vita. In questo volume, il primo di una serie dove appariranno molti degli scritti brevi di Roth, il soggetto è una città: Vienna, stremata da una guerra che aveva significato una devastazione capillare e insieme la fine di un Impero. E nessun testimone poteva osservare quel mondo con sguardo altrettanto lucido e partecipe. Mondo disarticolato, che si misura sulle quotazioni della borsa nera, dove tutti sembrano artisti di circo (o comparse del nuovo universo cinematografico) in attesa di una scrittura – e fra loro si mescolano alcuni pazzi dello Steinhof. Mondo di cui Joseph Roth, più di ogni altro, fu il cronista e il cantore.

  • Formato: epub

Museo delle cere

Prima di rivelarsi pienamente come narratore, Joseph Roth lavorò come giornalista, in quegli anni Venti particolarmente adatti alle incursioni nella realtà da parte di un viaggiatore «dappertutto a casa, ma senza casa». E subito fu riconosciuto «prosatore di prim’ordine, un maestro della lingua tedesca» (Hermann Kesten). In "Museo delle cere", pubblicato nel 1930, Roth volle raccogliere il meglio di quegli scritti: una trentina di feuilleton apparsi per la maggior parte nella «Frankfurter Zeitung». Il titolo originale, "Panoptikum", riprendeva il termine tedesco per «museo delle cere» – accenno a un mondo sempre più spettrale, dove i manichini del Musée Grévin potevano apparire come «imitazioni più vere» –, e al tempo stesso implicava una visione «panotticale», una veloce panoramica delle esperienze fatte da Roth, uomo e giornalista, a Vienna e in Germania ma anche su e giù per l’Europa, in Francia come in Albania: «figure e sfondi», come dice il sottotitolo. Tra le «figure» sfilano i piccoli personaggi della vita d’albergo che sarebbe diventata la vita stessa di Roth, gli oscuri colleghi in giornalismo, le ombre indaffarate che partecipano a un solenne ma effimero congresso: profili che un giorno acquisiranno nomi e cognomi nei romanzi di Roth, comparse di un’epoca che pochi come lui ci hanno saputo restituire. Tra gli «sfondi» emerge un ricordo che diviene una pagina memorabile: l’addio a tutto un mondo, con il funerale di Sua Maestà Apostolica Imperial-regia Francesco Giuseppe – cerimonia alla quale il giovane Roth aveva partecipato indossando la «nuova uniforme grigio-verde con la quale saremmo andati al fronte qualche settimana più tardi».

  • Formato: epub
  • Novità Bookrepublic
L'avventuriera di Montecarlo Joseph Roth

L'avventuriera di Montecarlo

  • Formato: epub

Giobbe

  • Formato: epub

Il peso falso

  • Formato: epub

Il profeta muto

  • Formato: epub

Giobbe

  • Formato: epub

La quarta Italia

  • Formato: epub

Fragole

  • Formato: epub

Museo delle cere

  • Formato: epub

Il secondo amore

  • Formato: epub

Al bistrot dopo mezzanotte

  • Formato: epub

La cripta dei Cappuccini

  • Formato: epub

La cripta dei Cappuccini

  • Formato: pdf

La marcia di Radetzky

  • Formato: pdf

La leggenda del santo bevitore

  • Formato: epub