A 36 anni dal rapimento di Aldo Moro


Il 16 marzo 1978 Aldo Moro veniva rapito da un commando delle Brigate Rosse. Il sequestro si sarebbe concluso nel peggiore dei modi, 55 giorni dopo, il 9 maggio, con l'uccisione dell'esponente della

Democrazia Cristiana. Una vicenda ancora oscura, che pesa nei ricordi di una stagione di guerra civile che insanguinò l'Italia degli anni ’70.

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Doveva morire Sandro Provvisionato, Ferdinando Imposimato

Doveva morire

A quasi quarant’anni dal delitto Moro, questo libro rimane il punto di riferimento fondamentale per chi voglia farsi un’idea di quanto successo tra il marzo e il maggio del 1978, quando Aldo Moro fu rapito dalle Br e poi ucciso. I due autori hanno squarciato un silenzio durato molti anni e finalmente hanno messo a disposizione di tutti testimonianze, documenti, interrogatori rimasti nei cassetti delle procure e delle commissioni parlamentari per troppo tempo. Dal questo libro si può ripartire per provare a chiarire la tragedia politica più grave della nostra storia repubblicana. Non possiamo ignorare il ruolo pesante che l’Ucigos, la polizia di Cossiga, ha avuto in tutta questa vicenda, insieme al comitato di crisi, le cui relazioni, qui proposte per la prima volta, lasciano esterrefatti. Non è vero che non si poteva fare niente: sono state ignorate segnalazioni e bloccati ordini di perquisizione che sarebbero stati decisivi, ci sono adesso le prove che i covi di ...

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Gli anni fra cane e lupo

Rosetta Loy ci obbliga a voltarci indietro mettendo in fila, con un racconto serrato, lucido e coinvolgente, i fatti che hanno marchiato indelebilmente la nostra democrazia e che ci hanno portato fino a qui. Una scia di sangue impressionante, sacrifici eroici e conquiste fondamentali. Persone famose e altre dimenticate. Ci voleva lo sguardo “narrativo” ma documentatissimo di una scrittrice autentica, capace di mettere a fuoco questa macchina diabolica che schiaccia qualsiasi anelito di giustizia e di progresso civile. E che ogni volta cambia sembianze. Un nemico tanto radicato che nemmeno ci accorgiamo di averlo dentro di noi.

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Aldo Moro

Non si può comprendere la storia dell'Italia contemporanea a prescindere dalla figura determinante di Aldo Moro (1916-1978). Intellettuale credente, riservato e mite, divenne uomo politico capace di innovazione, ma anche statista dal ruolo controverso. La sua fine violenta, per mano delle Brigate Rosse ha segnato una svolta decisiva verso la crisi del sistema politico italiano. Questa biografia, oltre a ripercorrerne la vita, mira a far emergere i problemi sottesi alla sua delicata esperienza.

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La variante Moro

Due giocatori si contendono, con una partita a scacchi, il loro segreto. Ogni volta che uno dei due mangia un pezzo all'avversario, l'altro deve raccontare una storia. Il Bianco è un avventuriero, un reduce della Legione straniera con un passato al servizio delle dittature del Sud America. Il Nero è un uomo dai modi sfuggenti e dai trascorsi oscuri. Se il Bianco ripercorre gli anni del Plan Cóndor, l'operazione voluta dagli Stati Uniti in Sud America tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta per contrastare l'avanzata della sinistra nel Cono Sur, il Nero ritorna quasi ossessivamente alla mattina del 16 marzo 1978, ai momenti precedenti all'agguato di via Fani in cui venne rapito l'onorevole Aldo Moro e sterminata la sua scorta dalle Brigate rosse. Due narrazioni che procedono parallele fino a trovare il loro punto di convergenza e cominciare a diradare la fitta nebbia che avvolge i due protagonisti e l'intera vicenda di via Fani.

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Via Fani ore 9.02

Per la prima volta i testimoni dell'agguato di via Fani parlano tutti insieme: passanti occasionali, residenti della zona, inconsapevoli protagonisti che hanno potuto osservare il rapimento di Moro, l'uccisione della sua scorta, la fuga del commando brigatista. Testimonianze a ridottissimo rischio di manipolazione, rese nelle ore immediatamente successive ai fatti, prive delle distorsioni e delle ritrattazioni frutto del lungo percorso giudiziario. Parole passate al setaccio, che permettono la messa a fuoco di molti particolari, spesso inediti, raccolti in "presa diretta". L'intera scena del più grave attentato della storia dell'Italia repubblicana è così ricostruita attraverso lo sguardo di chi vi ha assistito. E le sorprese non mancano. La voce narrante e le voci dei testimoni si integrano in un'inchiesta tra saggio e noir. Romano Bianco, giornalista, si interessa al caso Moro da quando, bambino, un suo compaesano venne trucidato in via Fani. Dall'adolescenza legge tutto quello che viene pubblicato sull'argomento.

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Aldo Moro. Il seme amaro della speranza

Il 16 marzo del 1978, poco dopo le 9.00 del mattino, Aldo Moro viene sequestrato, per poi essere ucciso 55 giorni dopo, da un commando delle Brigate Rosse. Un evento drammatico che ancora oggi trasmette la sensazione di uno strappo storico violento e irreversibile. Il volume ricostruisce le ultime ore di Aldo Moro, prima del suo rapimento all'incrocio tra via Fani e via Stresa, a Roma, e ripercorre le tappe più importanti di una vita consacrata alla politica. Salvatore Martino in una sorta di romanzo verità ha messo in luce tanto il pensiero dello statista, quanto le fasi storiche che si riflettono sulla sua vicenda. Il racconto della vicenda esistenziale di Moro fornisce all’autore l’occasione per tracciare il profilo storico di un’intera stagione dell'Italia repubblicana.

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Un uomo così

Raccolta di ricordi, episodi e gesti, Un uomo così è un ritratto intimo e commovente attraverso cui Agnese Moro svela il lato domestico e privato di suo padre. Accanto allo statista, simbolo dolente degli anni più difficili e tragici della storia italiana, trova così spazio l'uomo, il padre, il marito. Questa struggente collezione di 'istantanee', pubblicata per la prima volta nel 2003 e ora riproposta in un'edizione notevolmente ampliata, ha portato Agnese sulle tracce lasciate da Aldo Moro nella gente comune, per parlare di lui e sentirne parlare. Un viaggio tra luoghi e persone, incontro inaspettato con un'Italia che continua a ricordare e si adopera per raccogliere il messaggio più profondo di un personaggio che ha segnato la memoria del Paese. Un percorso collettivo, da cui emerge un mosaico di racconti, contributi, aneddoti, resoconto a più voci di un uomo e di un'epoca. Nella nuova edizione BUR, arricchita dalla narrazione del viaggio, Agnese Moro condivide questo ritratto corale e individua snodi fondamentali e senso di una vita che appartiene alla Storia.

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Da quella prigione

Sono trascorsi quasi trentacinque anni dall’uccisione di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse. Gli storici, gli studiosi e gli interpreti dell’avvenimento hanno analizzato il sequestro, le lettere, le vicende dell’esecuzione, ma non le due immagini scattate allo statista con una macchina Polaroid. Lo ha fatto Marco Belpoliti in questo saggio, che è anche un racconto, un documento e un’indagine della nostra storia recente.

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La pazzia di Aldo Moro

Dal 9 maggio 1978, il giorno in cui in via Caetani, a Roma, venne ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro, sono passati trent'anni. Trent'anni di declinazioni di responsabilità da parte di molti protagonisti e di ipotesi che a volte hanno assunto derive fantapolitiche. Marco Clementi ha ricostruito quello che è stato il punto di non ritorno della vita politica e sociale dell'Italia contemporanea, il suo trauma irrisolto, dando la parola ai documenti: le lettere di Moro alla famiglia, agli amici e ai membri del suo partito, ma anche la sua memoria difensiva, i comunicati delle Br, i giornali, i ricordi dei politici e dei brigatisti, gli esiti delle commissioni di inchiesta parlamentari e dei processi. Quel prigioniero apparentemente plagiato dai suoi carcerieri riacquista in queste pagine la lucidità di un uomo che ha cercato un compromesso tra lo Stato e i brigatisti. Tuttavia, gli interessi in campo - dei partiti, dei brigatisti, del governo - determinarono la sconfitta della strategia di Moro e la sua tragica fine.

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Il libro nero delle Brigate Rosse

Gli episodi e le azioni della più nota organizzazione armata, dall’autunno del 1970 alla primavera del 2012Quarant’anni di “lotta” armata, questo sono state e sono le Brigate Rosse: da quando, nell’autunno del 1970, apparve per la prima volta la stella a cinque punte a quando, il 22 novembre 2011, la Corte d’Assise di Roma ha comminato tre condanne e altrettante assoluzioni nel processo all’organizzazione “Per il Comunismo – Brigate Rosse”. Il 5 aprile 2012, dopo trent’anni di silenzio, Patrizio Peci, storico “infame” della prima ora, è tornato alla ribalta con un’intervista a sorpresa. Nadia Desdemona Lioce frequentava ancora le scuole medie quando nascevano le Brigate Rosse; le “nuove” leve degli ultimi anni invece sono giovani nati dopo la famosa dichiarazione di resa del 1987 di Curcio, Moretti, Bertolazzi e Iannelli. Noncuranti della storia, hanno imbracciato le armi come se il tempo non fosse passato, come se le tutte le organizzazioni armate che avevano dichiarato guerra allo Stato non fossero state – tutte – sconfitte. La storia del partito armato sembra un film che si riavvolge: fitta di misteri, personaggi inquietanti, episodi oscuri, mette insieme tanto materiale da dare vita a più storie, con più sfaccettature. Questo libro vuole fare emergere la storia dai fatti – documenti, dichiarazioni, sentenze, lanci di agenzie – e dai numeri: ricerche effettuate nei primi anni 2000 indicano in 487 le organizzazioni di sinistra che hanno rivendicato azioni di violenza, 128 le persone uccise (di cui 74 da parte delle Brigate Rosse), 36 i militanti uccisi da forze di polizia, oltre 20.000 gli inquisiti per lotta armata, oltre 4000 i detenuti per appartenenza a banda armata, quasi 4000 le condanne per terrorismo. Una contabilità che vorremmo considerare definitiva, ma che invece sembra destinata a cambiare ancora.Il libro più completo sulla storia del "partito armato"Pino Casamassimaè giornalista professionista. Opinionista del «Quotidiano nazionale» («Il Giorno», «La Nazione», «Il Resto del Carlino»), collabora con La Storia siamo noi. Tra le sue numerose pubblicazioni, alcune delle quali tradotte all’estero, Il libro nero delle Brigate rosse (pubblicato dalla Newton Compton) ha vinto il Premio Minturno 2008, mentre Il sangue dei rossi: morire di politica negli anni Settanta il Premio Luigi di Rosa 2011. Nel 2012 ha pubblicato Gli Irriducibili. Storie di brigatisti mai pentiti.

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L'ultimo brigatista

Chi è l'ultimo brigatista? E quale mistero nasconde? Il suo nome va scovato tra coloro che hanno partecipato alla più eclatante e drammatica operazione delle Br: il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Raffaele Fiore, condannato all'ergastolo, non si è mai pentito né ha mai rinnegato gli anni della militanza. Oggi, per la prima volta, fa sentire la sua voce. Una voce autentica, sobria, a tratti quasi cruda. Che racconta di come - da un'infanzia pugliese al lavoro in fabbrica a Milano agli anni della clandestinità torinese - sia arrivato, un giorno di marzo del 1978, a colpire il cuore dello Stato. Chi c'era, dunque, con lui in via Fani? Quanti erano i brigatisti coinvolti? Dove sono Alvaro Loiacono, Alessio Casimirri, Rita Algranati? Chi li aiutò a fuggire dall'Italia?Un libro che, attraverso testimonianze e documenti inediti, oppone alla stanca e involuta dietrologia di questi anni la semplice verità dei fatti: le Brigate rosse e la lotta armata sono il frutto di una storia tutta italiana. Che va compresa e riconosciuta per essere una volta per tutte superata.

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1978. Il delitto Moro

Sono passate da poco le 9 del 16 marzo 1978 quando un commando delle Brigate rosse rapisce Aldo Moro in via Mario Fani, a Roma. Il paese rimane inorridito, stupefatto. Senza credere ai propri occhi, in silenzio, gli italiani nelle proprie case vedono scorrere le immagini dell'agguato: i colpi delle armi automatiche dei brigatisti hanno ucciso i due carabinieri e i tre poliziotti della scorta. Del presidente della Democrazia cristiana non c'è traccia. È l'inizio di 55 interminabili giorni, scanditi dalle lettere di Moro dalla prigionia e dai comunicati delle Br. Il 9 maggio, di nuovo in un silenzio irreale, le telecamere riprendono all'interno di una Renault 4 il corpo piegato su se stesso del leader democristiano in via Caetani, in pieno centro di Roma. La guerra delle Br è al cuore dello Stato, e lo Stato resta impotente a guardare. La cosiddetta linea della fermezza e il rifiuto di trattare con i terroristi, unica risposta che la classe politica si dimostra in grado di dare, appaiono misure fondate più sull'incapacità di trovare una qualunque soluzione al problema che su una difesa irrinunciabile dei valori supremi della democrazia. Molti sono gli interrogativi a tutt'oggi aperti, e di questi altrettanti riposano su una visione complottista che riflette dubbi mai chiariti su un'intera stagione. Come è potuto accadere che oltre un decennio di storia italiana sia stato dominato dalla violenza politica? E quali sono le ragioni che spiegano il culminare, tra il 1977 e il 1980, di una conflittualità endemica, di un terrorismo tanto diffuso da divenire cifra di un'angoscia quotidiana?

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Le ultime lettere di Aldo Moro

Memoria e speranza sono i termini più giusti per riassumere il senso di un'operazione non solo culturale, ma anche di grande valore civile e democratico, come è quella del restauro delle 11 lettere scritte da Aldo Moro durante la sua dolorosa e disperata prigionia. La conservazione della memoria passa attraverso la conservazione e il restauro dei supporti fisici nei quali si condensa la storia dei singoli e della collettività, com'è ben noto a coloro che operano nel campo della tutela e della conservazione del patrimonio culturale. Sono gli operatori del restauro, coloro che costituiscono una eccellenza nel nostro e negli altri Paesi, coloro che sanno coniugare impegno, passione, competenza, nel lavoro di ogni giorno, che costituiscono motivo di orgoglio del Ministero per i beni e le attività culturali. [Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale – MiBAC]

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