Giovanni Bosco. Allegria e santità

di

Franceschini Alice

Edizioni Messaggero Padova

Giovanni Bosco. Allegria e santità - Bookrepublic

Giovanni Bosco. Allegria e santità

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Franceschini Alice

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Descrizione

Una breve biografia e una selezione dei numerosi scritti di don Bosco, il santo dell'oratorio, che con sagacia e vivacità ci confida i segreti educativi per conquistare i giovani e condurli alla santità. Profilo biografico di Giovanni Bosco Piccolo saltimbanco «Sono nato nel giorno in cui si festeggia la Madonna assunta in cielo. Era l’anno 18151. Vidi la luce a Morialdo, frazione di Castelnuovo d’Asti. Mio papà si chiamava Francesco, mia mamma Margherita Occhiena. Erano contadini». Così don Bosco si presenta nelle sue Memorie. Ha due fratelli, Antonio, nato da un primo matrimonio del padre, e Giuseppe. Francesco muore per una polmonite nel maggio del 1817, ma mamma Margherita rifiuta di risposarsi per continuare a prendersi cura dei tre figli: la sua figura rivestirà un ruolo fondamentale nell’educazione e nella vocazione del santo. Ricordiamo in proposito un episodio che ci è stato tramandato. Un giorno di sole Giuseppe e il piccolo Giovanni, che ha appena quattro anni, tornano dalla vigna assetati. Mamma Margherita dà da bere prima a Giuseppe; Giovanni rimane offeso per questa preferenza e mostra di non volere più l’acqua. Margherita, che non ammette che i figli siano permalosi, senza dir niente si ritira in cucina con il secchio. Poco dopo viene raggiunta da Giovanni, che le domanda dell’acqua, e gli risponde di aver creduto che non ne volesse più. Il piccolo le chiede perdono e mamma Margherita gli porge finalmente da bere. Il giorno della prima comunione Margherita parla a Giovanni in questo modo: «Figlio mio, per te questo è stato un grande giorno. Sono sicura che Dio è diventato il padrone del tuo cuore. Promettigli che t’impegnerai per conservarti buono tutta la vita. D’ora innanzi vai sovente alla comunione, ma non andarci con dei peccati sulla coscienza. Confessati sempre con sincerità. Cerca di essere sempre obbediente. Recati volentieri al catechismo e a sentire la parola del Signore. Ma, per amor di Dio, stai lontano da coloro che fanno discorsi cattivi: considerali come la peste». Don Bosco commenta queste parole: «Ho sempre ricordato e cercato di praticare i consigli di mia madre. Da quel giorno mi pare di essere diventato migliore, almeno un poco». Tra i nove e i dieci anni Giovanni fa un sogno che gli segnerà tutta la vita (ne riportiamo la narrazione nell’antologia). Già a partire da quest’età comincia a occuparsi dei giovani compagni. Ricciuto e piccolo di statura, va a vedere i ciarlatani e i saltimbanchi. «Osservavo attentamente i giochi di prestigio, gli esercizi di destrezza. Tornato a casa, provavo e riprovavo finché riuscivo a realizzarli anch’io. Sono immaginabili le cadute, i ruzzoloni, i capitomboli che dovetti rischiare. Eppure, anche se è difficile credermi, a undici anni io facevo i giochi di prestigio, il salto mortale, camminavo sulle mani, saltavo e danzavo sulla corda come un saltimbanco professionista». Nei giorni di festa dà spettacolo e attira un pubblico numeroso: lo fa pregare e cantare, ripete l’omelia ascoltata durante la messa o racconta qualche fatto interessante sentito o letto in un libro, poi si esibisce con successo.   ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO Don Bosco cominciò a scrivere la storia della sua vita a cinquantotto anni, su esortazione di papa Pio IX: la maggior parte di quest’autobiografia fu composta tra il 1873 e il 1875. I tre quaderni manoscritti, che per sua volontà non furono pubblicati ma rimasero negli archivi dei salesiani, recano due diversi titoli: «Memorie dell’oratorio dal 1815 al 1855» e «Memorie per l’oratorio e per la congregazione salesiana». La prima edizione, uscita nel 1946, si deve a Eugenio Ceria. Don Bosco racconta gli avvenimenti da lui vissuti, dall’infanzia alla grande esperienza di Valdocco, descrivendo scene vivaci e piacevoli che si susseguono rapidamente. Il suo obiettivo consiste nel mostrare ai figli come Dio abbia sempre guidato la sua vita e la sua opera e nel fornire loro uno strumento di formazione e un esempio, senza escludere l’allegria dalla narrazione dei vari episodi. Il sogno Tra i nove e i dieci anni d’età, Giovanni comprende la sua vocazione a partire da un sogno che gli segnerà la vita intera e che racconta per la prima volta nel 1858 al papa, il quale gli raccomanda di metterlo dettagliatamente per iscritto come incoraggiamento per i salesiani. Un nobile uomo maestoso gli mostra come ammansire un gruppo di ragazzi scatenati e violenti e renderli amici di Dio. Sembra un’impresa impossibile, come tramutare un branco di animali feroci in agnelli, ma Giovanni avrà una maestra che lo guiderà. A quell’età ho fatto un sogno. Sarebbe rimasto profondamente impresso nella mia mente per tutta la vita. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una grande quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole. In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: «Dovrai farteli amici con bontà e carità, non picchiandoli. Su, parla, spiega loro che il peccato è una cosa cattiva, e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso». Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero capace a parlare di religione a quei monelli. In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa dicessi gli domandai: «Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?». «Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili» rispose «dovrai renderle possibili con l’obbedienza e acquistando la scienza». «Come potrò acquistare la scienza?». «Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante». «Ma chi siete voi?». «Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno». «La mamma mi dice sempre di non stare con quelli che non conosco, senza il suo permesso. Perciò ditemi il vostro nome». «Il mio nome domandalo a mia madre».

Dettagli

Dimensioni del file

839,7 KB

Lingua

ita

Anno

2020

Isbn

9788825035940

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