Neuroscienze e responsabilità penale

di

Ciro Grandi

Giappichelli Editore

Neuroscienze e responsabilità penale - Bookrepublic

Neuroscienze e responsabilità penale

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Ciro Grandi

Giappichelli Editore

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Descrizione

A distanza di più di dieci anni dalla pubblicazione del celebre saggio degli psicologi di Harvard Green e Cohen, secondo i quali “per quanto attiene al diritto, le neuroscienze non cambiano nulla e cambiano tutto”, questo ossimoro resta un vero e proprio topos nella letteratura sui rapporti tra queste due branche del sapere: nella sua essenzialità e provocatorietà esso costituisce un’impareggiabile istantanea del vivace dibatto scientifico, filosofico e giuridico relativo alle potenziali ricadute sul diritto (penale in particolare) delle recenti tumultuose acquisizioni delle discipline neuroscientifiche. Nell’ambito di una bibliografia multidisciplinare oramai non più dominabile, le perplessità e le critiche sull’idoneità di tali discipline a influenzare genesi e applicazione delle norme giuridiche superano forse i consensi; ciononostante, l’utilizzo processuale dei dati in questione è divenuto sempre più frequente a livello globale, come inequivocabilmente testimoniato da una pluralità di studi comparatistici. Con il termine neuroscienze si indica un gruppo eterogeneo di discipline scientifiche, accomunate dall’obiettivo di spiegare come le connessioni neuronali sovrintendano lo svolgimento di tutte le attività umane, non solo quelle estrinsecantesi in semplici movimenti corporei, ma anche quelle più complesse (la volizione, le emozioni, persino la formulazione dei giudizi morali), tradizionalmente attribuite al dominio della mente e considerate inaccessibili all’indagine sperimentale. In particolare, l’impetuoso sviluppo delle scienze del cervello (neurobiologia, neurofisiologia, neurogenetica) ha sollecitato il proliferare di numerose discipline collaterali alle scienze sociali – denominate mediante l’apposizione del suffisso “neuro” al termine tradizionale – le quali si ripropongono di sviluppare e rimodulare i rispettivi paradigmi epistemologici alla luce delle scoperte delle neuroscienze c.d. “dure”: dunque, neuro-filosofia e neuro-etica, neuro-politica nonché, segnatamente, neuro-diritto o neuroscienze forensi. In effetti, attraverso sofisticate tecniche di esplorazione del cervello, risulta oggi possibile visualizzare le connessioni sinaptiche e le aree cerebrali coinvolte nello svolgimento di qualsiasi “attività mentale”. Come si suole evidenziare, alla luce dei risultati degli studi sulle funzionalità cerebrali, le neuroscienze hanno denunciato, per la prima volta con corredo di riscontri empirici, l’insostenibilità scientifica dell’impostazione filosofica dualistica di matrice cartesiana tesa a distinguere tra cervello e mente, tra res extensa e res cogitans, tra essere e coscienza dell’essere. In altre parole, la ricostruzione completa e dettagliata dei processi fisiologici che presiedono alla elaborazione dei pensieri, delle emozioni, delle decisioni e alla realizzazione dei comportamenti conseguenti dimostrerebbe – almeno secondo la c.d. impostazione neo-riduzionista – che le suddette attività sarebbero l’output meccanicistico dei processi neuronali, senza che residui spazio alcuno, se non nell’ambito della speculazione puramente metafisica, per nozioni quali “mente”, “coscienza”, “anima”, “volontà cosciente”, “libero arbitrio”. Proprio queste ultime compongono invece l’armamentario concettuale della c.d. “psicologia del senso comune” (folk psychology, o psicologia ingenua), ovvero quel modello di spiegazione delle azioni umane incentrato sulla sensazione di autonomia delle scelte individuali di ciascuno e sulla presunzione per cui anche gli altri individui siano di regola dotati della medesima capacità di autodeterminazione: un modello tanto diffuso e persistente nelle società di ogni tempo quanto, secondo certe declinazioni delle teorie neuroscientifiche, smentito dalle evidenze empiriche. Le scosse telluriche che attraverserebbero il pianeta del diritto là dove tali premesse epistemologiche venissero accolte senza riserve sono state ampiamente preconizzate dalla letteratura giuridica. Va tuttavia subito precisato che, nell’ambito della letteratura sia scientifica sia giuridica, tutt’altro che unanime è l’opinione secondo cui le scoperte neuroscientifiche dovrebbero indurre a rifondare, se non addirittura abbandonare, istituti, concetti e modelli cardine del diritto contemporaneo, quali anzitutto la capacità giuridica e la capacità di agire, nonché la responsabilità individuale civilistica e penalistica; anzi, rispetto alle ricadute delle neuroscienze nell’universo del diritto, la suddetta letteratura rivela notevole prudenza, se non aperta diffidenza. Sul piano più specificamente penalistico, va peraltro subito precisato che tali ricadute presentano una portata assai variabile in relazione a quale prevalga tra due distinti programmi alternativi.

Dettagli

Dimensioni del file

3,5 MB

Lingua

ita

Anno

2016

Isbn

9788892163720

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