Boris Pahor

Nato a Trieste nel 1913, Boris Pahor ha insegnato Lettere italiane e slovene nella città giuliana. Durante la seconda guerra mondiale ha collaborato con la resistenza antifascista slovena ed è stato deportato nei campi di concentramento nazisti, esperienza che lo segnerà fortemente e di cui si ritrova traccia in buona parte della sua ricchissima produzione letteraria: «il fascismo - scrive l'autore in "Tre volte no" - ci aveva portato via le scuole, la lingua, persino i nomi. Tutto ciò che poteva esprimere, anche vagamente, la nostra identità nazionale fu cancellato». I suoi libri, scritti in sloveno, sono stati tradotti in francese, inglese, tedesco, catalano, finlandese e perfino in esperanto. In Italia, oltre a "Necropoli" e ai romanzi e racconti che lo hanno consacrato agli occhi della critica internazionale, di recente è stato tradotto "Figlio di nessuno", scritto a quattro mani con Cristina Battocletti. Di prossima uscita anche l'autobiografia "Così ho vissuto". Segnalato più volte all'Accademia di Svezia per il Premio Nobel, insignito nel 1992 del Premio Prešeren, il massimo riconoscimento letterario sloveno, già nominato in Francia Officier de l'Ordre des Arts e des Lettres dal ministero della Cultura, nel 2007 Pahor ha ricevuto la Legion d'Onore da parte del presidente della Repubblica francese.
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