Cinema e serie tv: 10 consigli da non perdere

Marta Perego ci guida in viaggio nei mondi che hanno plasmato il nostro immaginario

Da leggere a qualsiasi età

Non si può parlare di libri che diventano film senza iniziare da La storia infinita di Michael Ende. Chiunque sia nato a cavallo degli anni Ottanta ricorda la pellicola di Wolfgang Petersen tra cagnoni-drago volanti, Mordiroccia, il Nulla tremendo e terribile che tutto prende e porta via. Ci siamo immedesimati nel giovane Bastian, abbiamo sognato di avere il coraggio di Atreiu. Un film che è entrato nell’immaginario collettivo, tanto da tornare alla ribalta grazie all’amata serie Stranger Things che ha dedicato al film, e alla canzone interpretata da Limahl con le musiche di Giorgio Moroder (Neverending stooooooryyyyy), le scene più iconiche dell’ultima stagione. Come forse qualcuno sa o ricorda, il film non piacque per nulla all’autore che lo definì «un gigantesco melodramma fatto di kitsch, cassetta, peluche e plastica» e si battè strenuamente per eliminare il suo nome dai credits del film. È vero il film si discosta per gran parte dal libro, ma non toglie, dona. Un immaginario, una mitologia, il successo nel tempo. È anche vero che il libro è di gran lunga meglio del film, quindi va letto e riletto, a qualsiasi età.

Il più divertente libro di cinema che sia mai stato scritto

Un testo imprescindibile per chiunque sia appassionato della settima arte. Truffaut è ancora un giovane critico dei Cahiers du Cinema quando con il suo amico Claude Chabrol per la prima volta incrocia a Joinville, in Francia, il grande Alfred Hitchcock. Questo primo incontro è paradossale: entrambi scivolano su una lastra di ghiaccio e finiscono in acqua negli studi Saint Maurice. L’intervista sfuma, ma qualche anno dopo, nel 1962, Truffaut, che dalla penna è già passato dietro alla macchina da presa prendendo parte alla Nouvelle Vague parigina, ci riprova con successo. Cinquanta ore di intervista e poi lettere e scambi tra due giganti della storia del cinema. Non solo una lunga chiacchierata sui film del maestro del cinema americano ma una lunga dissertazione sul significato di fare cinema, il rapporto con il pubblico, con gli attori, il mistero della suspense. Con l’obiettivo di far rivalutare alla critica americana la figura di Hitchcock, non solo “intrattenitore” di film noir, ma vero e proprio autore.

Una biografia indimenticabile

Ottima biografia che ho letto in preparazione del mio Le grandi donne del cinema. Anna Magnani è stata una delle nostre più grandi attrici. Ma è stata soprattutto una donna vera, contenuta negli ossimori. Fiera e fragile. Indipendente e appassionata. Generosa e scomoda. Straordinaria, grandiosa, incontenibile.

«Come ve lo devo spiegare che so' allegra, che ho la ruzza, che rido, che essere la Magnani me diverte da morì e gongolo tutta se la gente mi riconosce per strada, se il vigile urbano mi dice, continuando a dirigere il traffico, "Ciao Nannarè"»

Una donna “nature” come si definiva. Fatta di istinti, non di costruzioni. Di quelle rughe, che non voleva nascondere dal trucco perché “le aveva pagate care”. Non una diva, ma un’attrice di carne ed ossa che prendeva i personaggi, li squartava, li distruggeva a pezzetti e li rincomponeva attraversando se stessa. Non recitava, Nannarella, ma viveva, se recitava, diceva, lo faceva male. Questo libro parla dei suoi film, ma anche dei suoi amori: Roberto Rossellini, il figlio Luca. Ma soprattutto il cinema.

«L’amore? Se io avessi trovato veramente il grande amore, avrei rinunciato a lavorare. Ah, se me lo avessero chiesto, sì. Io l’ho chiamato difetto, ma sarebbe la mia più grande ambizione, la più grande gioia, sentirmi amata. Voglio essere amata perché mi sento più protetta. Ma la felicità non è fatta per le persone troppo sensibili. Io vivo continuamente in uno stato di delusione.»

A lezione di cinema

«Di fronte alla dura alternativa di vedere un libro su di me compilato a partire da vecchie interviste ricolme di bugie e di selvagge falsificazioni, o collaborare alla sua stesura, faccio la scelta peggiore, collaborare.»


Werner Herzog è Werner Herzog. Autore di film estremi, sperimentatore, che nei suoi film, spesso caratterizzati da estenuanti odissee produttive, ha buttato tutte le sue ossessioni. In questo libro si racconta a Paul Cronin senza filtro, con molti aneddoti, ripercorrendo i set dei suoi film, romanzando vicende vere o presunte (che poi il cinema è questo, si infila nella linea sottile che sta tra realtà e finzione). Bellissime le pagine dedicate al rapporto con il folle e bizzoso Klaus Kinski. Il risultato è una lezione di cinema, sì, ma anche di vita.

«Hai la fama di essere un regista che corre rischi e che si spinge ai limiti estremi. Alcuni sono convinti che rischieresti anche le vite delle persone per fare un film I fisici quando fanno esperimenti sui materiali, scoprono qualcosa in relazione a una particolare lega metallica esponendola a un calore estremo o a una pressione estrema oppure a radiazioni estreme ecc… Credo che le persone, se sottoposte a una grande pressione, mostrino in misura maggiore la loro indole più intima e ci aiutino a capire chi siamo veramente.»

Una figura enigmatica e affascinante

Tra i miei romanzi preferiti di sempre, è diventato un bel film diretto da Pietro Marcello con Luca Marinelli come protagonista. Il film si discosta dal libro per molte cose (ambientazione, passaggi di trama, in particolare il finale), ma rimane fedele all’essenza. L’antica parabola dello scrittore venuto dal niente che fa di tutto per assecondare la sua ambizione ma che, una volta raggiunto il successo, diventerà il peggior nemico di se stesso. È il romanzo in cui Jack London ha maggiormente raccontato se stesso, da ragazzo semianalfabeta che trova nei libri una risposta alle sue inquietudini, a studente autodidatta, onnivoro di storie ed esperienze. Coraggioso, avventuroso, navigatore, ribelle, di certo una delle figure più affascinanti della storia della letteratura. Se non lo avete ancora fatto, leggetelo e mettetelo nel cuore.

Un classico intramontabile

Alla fine non ho resistito a inserire anche lui. Capolavoro della storia della letteratura che ha dato origine a un capolavoro cinematografico.

«La ragione per cui ho scritto di Holly, oltre al fatto che mi piace molto, è stata che per me lei era un simbolo di tutte queste ragazze che ogni anno arrivano a New York, di solito sono modelle, che ad un certo punto diventano note nelle colonne di gossip e poi scompaiono, sposate a qualche contabile o dentista. Il mio desiderio era salvarne una dall’anonimato e traghettarla ai posteri.»

Diceva Capote, il folletto dell’Alabama –come lo chiamavano – intellettuale, geniale, amato dai salotti di New York. Qualche anno dopo la Paramount decide di trasformare quel libro di rottura in un film e mette all’opera lo sceneggiatore George Axelrod che fece quello che andava fatto all’inizio degli anni Sessanta: edulcorare il lavoro di Capote, limare, eliminare dettagli (la bisessualità di Holly, l’amico omosessuale), cambiare il finale. Solo così Colazione da Tiffany, il film, è diventato quello che è diventato: una commedia romantica che ha permesso alle donne degli anni Sessanta di immaginarsi diverse. Non più solo destinate al matrimonio, ma donne libere. Come Holly che, con il volto irresistibile di Audrey Hepburn, rappresenta una ragazza sognatrice, che nonostante non credesse più nell’amore alla fine lo trova. Chissà ad immaginarselo invece realizzato oggi. Chissà che volto avrebbe la nuova Holly, che alla fine decide davvero di non appartenere a nessuno e viaggiare verso se stessa. Da sola.

Una Marilyn Monroe più intima

Di libri, romanzi, inchieste, ricostruzioni, fascinazioni più o meno riuscite che ruotano attorno alla figura enigmatica, affascinante e tragica di Marilyn Monroe ce ne sono tante. Questo romanzo ha il merito di raccontarci una Marilyn più intima, «maleodorante, spiritosa e artistica fino al midollo» come racconta lo stesso Maf. Maf è un terrier scozzese di razza purissima che nel 1960 che da una cesta in un cottage di Charleston in Sussex, di proprietà della stravagante pittrice sorella di Virginia Woolf, Vanessa Bell, finisce dall’altra parte dell’Oceano, attraverso rocambolesche vicende nelle mani di Frank Sinatra che lo dona alla sua amica Marilyn disperata per la separazione con Arthur Miller. Lui la seguirà ovunque, raccontandola e raccontando quello che succede intorno con incredibile ironia e sagace cultura. Maf è un appassionato di filosofia, da Platone a Plutarco, attento osservatore, arguto ascoltatore. Un romanzo inusuale e intelligente, che offre originali e curiosi punti di vista (dal pavimento) sulla storia del cinema.

Per vivere la suspense

In molti di voi avranno visto al cinema o sulle piattaforme on demand (è stato recentemente diffuso) il film, meraviglioso, di Tom Ford con Amy Adam e Jake Gyllenhall Animali notturni, che vinse il Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2016. Non succede spesso ma in questo caso sì: la bellezza del film e del libro da cui è tratto si equivalgono. Tom Ford si è rivelato in gran parte fedele, regalandoci uno dei film che meglio raccontano il rapporto tra libri, creatività e vita degli ultimi anni. La storia è quella di Susan Marrow, un’insegnante di circa cinquant’anni (nel film di Tom Ford che fa dell’estetica la sua cifra narrativa è una gallerista più giovane) che legge mentre il marito lavora in ospedale e la lascia molto tempo sola a mandare avanti la casa e i figli. Un giorno le viene recapitato un manoscritto dal titolo “Animali notturni”, lo scrittore è il suo primo marito, Edward, di cui non ha notizie da vent’anni. La storia, ricca di suspance e tensione in qualche modo riecheggia la loro. Un libro in cui immergersi per trattenere il respiro e ritrovare pezzi di noi che si confondono nelle storie che ci raccontiamo (o leggiamo).

«A volte Susan chiedeva a Edward perché volesse scrivere. Non perché volesse essere uno scrittore, ma perché volesse scrivere. E lui le dava ogni volta una risposta diversa. È come mangiare e bere. Si scrive perché tutto muore, si scrive per salvare quello che muore. Si scrive perché il mondo è un caos inarticolato, e non riesci a vederlo finché non ne disegni la mappa con le parole.»

La storia di Patricia Highsmith

Patricia Highsmith è stata tra le autrici più saccheggiate e allo stesso tempo amate dal cinema, a partire da Alfred Hitchcock che decise di portare sul grande schermo il suo Strangers on a train (Delitto per delitto), in un capolavoro del cinema che la consacra come scrittrice. Era il 1951. Nel 1952 pubblica, con pseudonimo, Carol  divenuto un film nel 2015 firmato da Todd Haynes – il primo romanzo mainstream con al centro una relazione omosessuale tra due donne. Dietro quel libro si cela il suo complicato rapporto con l’amore e il suo tormentato approccio con l’omosessualità – che cercherà di rifiutare – e il matrimonio (che desidera ma dirà: «Ricco o povero, felice o infelice che sia, in tutte le sue forme, il matrimonio è un inferno. O, nel migliore dei casi, una noia»). In questa biografia appassionante e straordinariamente ben scritta, Margherita Giacobino ci regala il ritratto di una donna intelligentissima ma tormentata, dal pensiero affilato e dalla vita solitaria e inquieta. Svelandoci alcuni misteri legati ai suoi personaggi più noti, uno su tutti, Mr. Ripley. La sua misantropia vi conquisterà, così come il suo amore per i gatti, gli unici esseri con cui è riuscita a convivere.

Un thriller psicologico

Tra i film di cui sono state rimandate le uscite in questa primavera del 2020, ci sarebbe stata la trasposizione di questo thriller molto ben riuscito. La regia è di Joe Wright (Espiazione, Anna Karenina, L’ora più buia) con Amy Adams, Julianne Moore, Gary Oldman. A.J. Finn è lo pseudonimo di Daniel Mallory, editor classe 1979 che in passato, da quanto scrivono i giornali, avrebbe mentito serialmente in merito alla propria vita e il proprio passato (dicendo di avere un cancro al cervello e di aver perso un fratello suicida, tutti fatti probabilmente inventati dalla fantasiosa mente dell’autore). Questi dettagli invece che rendermelo meno interessante, aumentano la mia curiosità. In fondo dove sta davvero la realtà se tutti crediamo alla tua versione della storia? Vagheggiamenti e filosofia a parte, La donna alla finestra è un ottimo thriller psicologico, con forti richiami a quello che purtroppo abbiamo appena vissuto: l’isolamento. La protagonista Anna Vox, è una donna che ha il terrore di uscire di casa, interagisce solo online e sperimenta tutta la sua vita da una finestra (come nel famoso film di Alfred Hitchcock La finestra su cortile), fino a che vede quello che forse non dovrebbe vedere. Ricorda il genere female-noir La ragazza del treno? Sì ma lo eleva, con una scrittura convincente e introspettiva. Consigliato per la fase 2.

Chi è Marta Perego

Marta Perego è giornalista, autrice e conduttrice televisiva. Fin dagli inizi della carriera si è occupata di cultura, arte e spettacolo: dal 2013 ha dato vita al programma settimanale Adesso cinema. Attualmente collabora, tra gli altri, con Mediaset e LaF. Ha scritto, per DeAPlaneta La felicità è a portata di trolley e Le grandi donne del cinema.

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