Facebook diventa editore?

Facebook diventa editore?

Che cos'è Facebook? è una domanda a cui nemmeno Mark Zuckerberg saprebbe rispondere una volta per tutte.

Nella fase Harvard, Facebook non è altro che una pagina dove ciascuno può inserire le proprie informazioni personali che ha lo scopo di connettere persone con qualcosa in comune: gli studenti iscritti alla prestigiosa università.

Evolve però molto velocemente e diventa un vero e proprio strumento di comunicazione, uno spazio dove mantenere e approfondire legami con chi si conosce di persona: si allarga presto a ex studenti che si vogliono tenere in contatto, studenti di altri college, liceali, infine adulti.

È in questa seconda fase che gli utenti iniziano ad avere delle opzioni di condivisione di contenuti. La vera e propria svolta è l'implementazione del servizio di photo-sharing con la funzione di tagging, nata da un'intuizione geniale di Aaron Sittin, uno dei giovani collaboratori di Mark Zuckerberg:

«Mi piacerebbe poter aggiungere una funzionalità davvero sociale. (...) Per me la cosa più importante in una foto sono le persone ritratte.»

 

È boom: una valanga di fotografie taggate vengono condivise su Facebook, il numero di utenti esplode e i soli aggiornamenti di stato ammontano, secondo le stime degli insider, a oltre dieci volte le parole contenute in tutti i blog del mondo.

«Facebook deve il suo successo non al fatto che ha permesso di mostrare bellissime fotografie, ma al fatto che ci ha permesso di taggare le fotografie dei nostri amici.» (Paul Adams)

 

È la fase in cui cambia il rapporto dell'utente medio con il web, che non naviga più semplicemente per accedere a contenuti, bensì per condividerli con gli amici.

Per gestire l'esplosione di partecipazione sociale online, Facebook costruisce la sezione notizie: collegandosi con i propri amici, l'utente assembla una rete, il cosidetto grafo sociale, sulla quale diventava possibile smistare ogni sorta di informazione. È un nuovo modo di distribuire i contenuti che genera il cosiddetto effetto virale.

«Zuckerberg ha capito che Facebook non era uno strumento per tener traccia di notizie nate altrove. Era uno strumento per fare notizie proprio lì, su Facebook.» (Zachary Seward)

 

La prima versione della sezione Notizie presenta un flusso di contenuti aggiornati in tempo reale, senza alcun filtro se non quello dell'utente che può gestire alcune opzioni di privacy.

Di fatto si tratta di una lunga lista di notifiche personalizzate, ma il modello a cui si ispira la sezione Notizie è già quello di un quotidiano, tarato sugli interessi di ciascun utente e distribuito in modo diretto. Il team di lavoro dedicato alla sezione chiama Story ogni singola notifica e The Publisher il software che calcola quali notifiche deve vedere ogni utente.

Facebook diventa a tutti gli effetti uno spazio narrativo in cui ogni nostro amico dà un proprio contributo a una sorta di storia collettiva e personalizzata insieme.

Se ci affezioniamo ai personaggi dei libri come se fossero nostri amici, perché non potremmo abituarci a fruire delle storie dei nostri amici condivise in rete come se leggessimo le vicende dei personaggi dei libri?

Che ormai le storie siano anche e soprattutto fuori dai libri è un fatto assodato con cui l'editoria deve fare i conti (ne parleremo a If Book Then), ma nel caso di Facebook gli interrogativi riguardano le funzioni e il ruolo di questo nuovo editore disruptive.
È esattamente questo uno degli aspetti più stimolanti e al contempo insidiosi sollevati nel dibattito di questi giorni in merito al cambio di algoritmo di Facebook.

Da agosto 2013 infatti Facebook ha annunciato l'introduzione di alcuni criteri di organizzazione dei contenuti visibili nella sezione notizie di ciascun utente.

Facebook disse di voler offrire maggior “valore”, e che sarebbero stati privilegiati i post che ottengono più like, più condivisioni e più commenti; quelli che dimostrano rapidamente un maggior “coinvolgimento” degli utenti. (…) Il nuovo algoritmo creava quindi per la prima volta un rilevantissimo filtro alle scelte degli utenti: limitando la visibilità di ciò che veniva pubblicato soprattutto dalle “pagine fan”, riorganizzandone l’ordine per mantenere visibili post anche più vecchi, e cambiando drasticamente il ruolo di Facebook e il rapporto con i suoi utenti. Da “mezzo” più vicino alla neutralità, Facebook si faceva più “editore” o “aggregatore”. O un giornale, addirittura. (il Post)

 

Lunedì 2 dicembre questo approccio ha avuto un ulteriore salto di qualità, e Facebook l’ha annunciato in maniera più manifesta e decisa: è in atto la censura di una quantità di post visualizzati dai fan delle pagine. Un portavoce di Facebook ha spiegato che in un contesto in cui l’offerta di contenuti e la competizione per la visibilità crescono, "il modo migliore per far vedere le tue cose è pagare".

Se da un lato un filtro si è reso necessario per rendere le storie davvero fruibili in un sistema sovraccarico di informazioni, dall'altro la selezione operata da questo filtro ha una connotazione editoriale che aumenta il potere di Facebook nei confronti dei suoi utenti.

Saprà essere all'altezza di questa responsabilità?

Per saperne di più: 

Letture di approfondimento:

Esperiementi da tenere d'occhio:

  • Pleens, l'app per condividere emozioni legate ai luoghi e raccontare una storia vera e propria

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